Cari genitori, oggi parliamo di odio. Quello che fa luccicare sempre più i coltelli dei giovanissimi, come è successo a Taranto dove è stato accoltellato un ragazzo di colore del Mali.
«L’odio è una miccia che infiamma i luoghi dell’innocenza e gli spazi del quotidiano – diceva Freud – che nasce quando, per proteggere la propria vita, se ne distrugge una estranea».
È allora soprattutto paura di ciò che sta dentro piuttosto che di quello che sta fuori. Si odia quello che non si accetta di noi, le parti che non ci piacciono o che vorremmo non avere. E l’odio razziale, ad esempio, è il frutto del potente meccanismo della proiezione che ci fa dire: «Non sono io il cattivo, tu lo sei!».
È questo odio che alimenta il potenziale distruttivo che abbiamo e ci rende crudeli, ci rende sadici, capaci di provare piacere a infliggere sofferenze a un’altra persona. E poi ci fa sentire la violenza come gioco divertente, che è poi quello che dicono tutti i bulli.
Ma per esprimere l’odio fino in fondo ci vuole una buona dose di disimpegno morale che porta a de-umanizzare la vittima a non rispettarla e a non sentire la colpa per le offese fisiche o verbali che usiamo.
Cosa serve per contrastare l’odio?
- Penso che si debba educare prestissimo i figli al rispetto e al senso di responsabilità.
- Dovremmo renderli capaci di riconoscere le conseguenze dei loro gesti.
- A casa e a scuola urge insegnare ai bambini l’uso corretto delle parole, perché queste non siano proiettili ma ponti utili ad abbattere le diversità e le differenze.



