Gli argini, come sappiamo, sono le sponde che contengono la corrente di un fiume. Naturali o costruiti secondo necessità sono protettivi e impediscono che le acque in eccesso possano straripare. Questo in senso letterale.
Ma in senso figurato gli argini, per gli individui, rappresentano le capacità di gestire le emozioni e i sentimenti che a volte invadono la coscienza o esondano. Sono strutture psicologiche e biologiche capaci di contenere gli eccessi e farci adattare alle varie situazioni, agli stimoli ambientali esterni e a quelli interni.
È il saper «abbassare il volume» quando serve, ovvero autocontrollo che negli anni dell’adolescenza è per lo più carente. A volte è vera e propria mancanza di regolazione emotiva. Una capacità parzialmente innata che invece si apprende con un’educazione precoce alle emozioni fornita in famiglia.
Serve prima di tutto, la coerenza dell’educatore che con il suo esempio permette di aiutare i bambini a riconoscere i propri stati d’animo, a gestire frustrazioni e gratificazioni e poi insegna a tollerare i limiti e i confini. Gli argini sono i confini e i «no» frustranti.
Per le emozioni negative in particolare, una buona educazione emotiva dovrebbe contribuire a far sviluppare il self soothing, come dicono gli inglesi, che è l’abilità di sapersi consolare da soli. Anche questa si apprende dal confronto con un adulto autorevole che, ad esempio, sa porre al bambino i limiti che gli servono per uscire dall’egocentrismo.
Tocca però al genitore davvero educante, ridimensionare l’idea che solo con le gratificazioni si possano far crescere i figli. Dipende dalla sua attenzione riconoscere che i «no» mai detti sono come tanti argini assenti e sponde di contenimento mancanti.
È proprio da questo che dobbiamo far ripartire il progetto educativo. Solo se riconosciamo i «no» che non abbiamo usato con i figli, possiamo intendere che è come non aver fornito loro la segnaletica stradale di base. Gli abbiamo dato la patente per viaggiare lungo le strade del mondo e dentro le relazioni ma non gli strumenti necessari e le indicazioni utili a riconoscere i pericoli presenti in una circolazione sempre più caotica.
Rendiamoci conto che senza quei «no» di confronto con il limite, i preadolescenti continuano a portasi appresso l’idea di essere onnipotenti unita alla convinzione che tutto sia possibile e nulla vietato. Riflettiamoci e capiamo che le ragioni per le quali gli adolescenti faticano a stabilire accordi stanno nel fatto che noi adulti non siamo modelli da cui imparare come scendere a patti e, vista l’intolleranza che circola, non siamo in grado di insegnare loro come si fa a negoziare.
Da ultimo penso che quei ragazzi che oggi ci fanno paura per le loro reazioni violente, la maggior parte di loro non è affetta da un disagio patologico, è data da giovani «sregolati», cioè privi di regole e confini, senza argini utili a canalizzare ciò che provano e incapaci di contenere l’impulsività fisiologica dell’età giovanile. Per questo, però, forse sono più rischio di rimanere a lungo eterni fanciulli.




