«Perché le allergie sono sempre più diffuse e a cosa serve il vaccino»

Per molti è la stagione della rinascita, il trampolino verso le vacanze estive. Per altri l’inizio di un lungo assedio fatto di starnuti, occhi arrossati e respiro corto. Ma oggi le allergie non sono più un appuntamento passeggero: complici cambiamenti climatici e inquinamento, durano più a lungo e colpiscono sempre più persone. Ne parliamo con il dottor Massimo Cinquini, responsabile della Struttura semplice dipartimentale di Allergologia (Dipartimento Fragilità e Continuità di Cura) dell’Asst Spedali Civili.
Dottor Cinquini, la primavera è ormai iniziata e non si può non parlare di allergie: quali sono le più diffuse?
Le allergie stagionali sono dovute alla ripresa vegetativa primaverile, durante la quale si liberano nell’aria grandi quantità di pollini, che inducono un picco di sintomatologia negli allergici. In Lombardia fino al 20% della popolazione generale è colpito da pollinosi (cioè allergia ai pollini), dato sovrapponibile alla media nazionale.
Volendo fare una breve carrellata, sicuramente le graminacee rappresentano la causa principale di allergia per la loro diffusione ubiquitaria. Il loro picco va da aprile a giugno. Seguono le betulacee soprattutto nelle zone prealpine, con un picco più precoce (febbraio-aprile), e sono molto affini alle corylacee (nocciolo).

Meno rappresentato, rispetto al Sud Italia, è l’olivo, anche se il suo uso come pianta ornamentale e la vicinanza ai laghi ne fanno un’allergia in crescita. Altro polline rappresentato nelle zone lacustri è quello della parietaria. Si discostano invece dalla tipica allergia primaverile il cipresso (che impollina a fine inverno, fra gennaio e marzo) e le composite, in particolare l’ambrosia in Lombardia, che impollina in piena estate (agosto-settembre) provocando spesso sintomi intensi.
Le allergie stanno davvero aumentando negli ultimi anni?
È percezione comune che le allergie, di ogni genere, ma specificamente quelle respiratorie, siano in aumento. Sicuramente l’aumentata consapevolezza della patologia - frutto dell’informazione sempre più puntuale, nonché della diffusa esigenza di salute - porta la popolazione a non sottovalutare l’allergia respiratoria limitandosi a sopportare i sintomi o ricorrendo all’automedicazione. È comunque innegabile un trend in aumento che in varie casistiche si avvicina sempre più a un terzo della popolazione generale.
L’inquinamento e i cambiamenti climatici stanno influenzando la diffusione delle allergie?
Dati ormai incontrovertibili dimostrano che i cambiamenti climatici hanno un ruolo importante nell’aumento delle allergie. Fra i numerosi effetti dei gas serra (CO2) e del surriscaldamento globale c’è la trasformazione delle stagioni, con meno freddo nei mesi invernali e più caldo nei mesi estivi.
La conseguenza è una eterna «stagione di mezzo», con aumento del periodo vegetativo e quindi una prolungata stagione pollinica. In effetti molte allergie in passato classificate come stagionali sono divenute pressoché perenni. Oggi, infatti, si parla di allergie intermittenti e persistenti. Pensiamo alle graminacee nella Pianura padana o alla parietaria sui laghi, che hanno esteso il loro periodo dalla fine dell’inverno fino a tutto l’autunno successivo.

Incide solo la prolungata stagione pollinica?
Oltre all’aumento della durata della stagione, si segnala anche un aumento della quantità e della qualità allergenica del polline prodotto, sia per effetto della stagione lunga sia come effetto diretto della CO2 sulla vegetazione. Si assiste, inoltre, a una «globalizzazione» delle allergie perché specie subtropicali si spostano verso Paesi temperati.
Infine va considerata l’influenza degli eventi atmosferici estremi, come i temporali di intensità inusitata, sulle manifestazioni allergiche: aerosol di microframmenti allergenici sono in grado di provocare importanti acuzie dei sintomi respiratori, in particolare dell’asma, tanto che nel corso di eventi atmosferici estremi si assiste a un picco di afflusso di pazienti in crisi asmatica nei Pronto soccorso.
L’inquinamento atmosferico (polveri sottili e gas irritanti) agisce anche direttamente sulle mucose respiratorie favorendo la sensibilizzazione nei predisposti e le esacerbazioni dei sintomi respiratori negli allergici.
Quali sono i sintomi da non sottovalutare e quando è il caso di rivolgersi a uno specialista?
I sintomi dell’allergia respiratoria sono ben noti a tutti: naso che gocciola, starnutazione, prurito e ostruzione, lacrimazione e prurito oculare sono le manifestazioni più comuni della rinite e congiuntivite allergica.

Il meccanismo che si instaura è semplice: nelle persone predisposte il sistema immunitario produce anticorpi (IgE) contro elementi presenti nell’aria come i pollini, e quando questi ultimi vengono a contatto con naso, occhi e bronchi, scatta una reazione infiammatoria di tipo allergico.
Le mucose si gonfiano, c’è produzione di muco, il naso gocciola, si avverte prurito, si continua a starnutire. Analogamente nella congiuntivite allergica si hanno lacrimazione, fastidio alla luce e bruciore degli occhi. Questi sintomi vengono spesso sopportati o curati al bisogno con gli antistaminici, o peggio con altri farmaci da banco come i vasocostrittori.
Invece, cosa si dovrebbe fare?
Una corretta diagnosi specialistica e una terapia adeguata hanno la duplice funzione di migliorare la qualità di vita e soprattutto di evitare la progressione dell’allergia respiratoria verso la sua forma più temibile: l’asma bronchiale allergico.
Quando ad essere colpite sono le vie respiratorie più basse (quindi i polmoni), ai sintomi di naso e occhi si aggiungono tosse secca e stizzosa, mancanza di fiato e respiro sibilante. Nell’asma bronchiale l’infiammazione allergica induce una chiusura dei bronchi facendo, così, passare meno aria, con la conseguenza che il paziente avverte fame d’aria e respiro sibilante.
Quali sono i rischi dell’asma bronchiale?
L’asma bronchiale è una malattia che, se non diagnosticata e curata, può diventare cronica e invalidante portando a un grave deterioramento della funzione respiratoria e ad eventi acuti potenzialmente fatali. Fondamentali quindi una diagnosi corretta e tempestiva e un trattamento adeguato.
Quali esami permettono di individuare con precisione l’allergene responsabile?
Gli esami allergologici servono a confermare il sospetto di allergia e a individuare gli allergeni responsabili dei sintomi. Si possono fare test in vivo (i prick test che si effettuano sulla cute con estratti allergenici) o test di laboratorio (il dosaggio degli anticorpi IgE verso gli specifici allergeni, il cosiddetto Rast).
È importante che a prescrivere, e soprattutto a interpretare tali esami, sia uno specialista, per non incorrere in diagnosi errate. Questo è tanto più vero al giorno d’oggi, che abbiamo a disposizione la cosiddetta diagnostica molecolare. Questa recente innovazione consente di individuare con altissima precisione gli allergeni responsabili dei sintomi.
L’esatta individuazione degli allergeni responsabili dei sintomi respiratori è indispensabile per la vera terapia dell’allergia, cioè l’immunoterapia allergene specifica (comunemente conosciuta come vaccino antiallergico).
Quali sono oggi le cure più efficaci per le allergie stagionali?
La terapia che permette di curare la causa delle allergie respiratorie (e non solo) è l’immunoterapia allergene specifica, comunemente conosciuta come vaccino antiallergico. Questa terapia si avvale di estratti allergenici, che somministrati con specifiche modalità, inducono il sistema immunitario del paziente a non reagire più al contatto con l’allergene, prevenendo quindi lo sviluppo dei sintomi piuttosto che trattarli con farmaci sintomatici. I vaccini antiallergici sono prescritti dallo specialista e possono essere sia orali (la maggior parte) sia iniettivi.
È importante precisare, comunque, che rimane di fondamentale importanza anche la terapia farmacologica, come complemento ai vaccini o nel caso i vaccini non siano indicati. Questo è vero per la rinite e congiuntivite allergica, ma in particolare per l’asma bronchiale, nel quale il trattamento farmacologico è imprescindibile al di là dei vaccini.
La terapia farmacologica è indipendente dal tipo di polline a cui si è allergici: mira a controllare i sintomi allergici indipendentemente dalla causa. La terapia della rinite e congiuntivite allergica si avvale di antistaminici (sia topici che sistemici) e di cortisonici (esclusivamente topici).
E per l’asma bronchiale?
La terapia farmacologica dell’asma bronchiale è più complessa. Oggi sono disponibili farmaci innovativi (terapia biologiche con anticorpi monoclonali) che permettono di trattare anche le forme più severe di malattia e hanno cambiato la prognosi di molti pazienti affetti da asma bronchiale grave.
A proposito di terapia è importante sottolineare che il ricorso a cortisonici sistemici non è giustificato nella rinite e congiuntivite e lo è in casi molto selezionati e per brevi periodi nell’asma bronchiale.
Le allergie non sono un problema solo primaverile, è corretto?
Come accennato in precedenza, le cosiddette allergie primaverili si manifestano oramai per buona parte dell’anno a causa soprattutto dei cambiamenti climatici. Ma esistono anche allergie respiratorie causate da allergeni che si trovano in ogni periodo dell’anno (allergie perenni o persistenti). Tipico esempio è l’allergia agli acari della polvere, ai derivati epiteliali degli animali o alle muffe.
L’allergia agli acari arriva a interessare un italiano su tre e i numeri aumentano a livello europeo. Questo tipo di allergia si manifesta soprattutto negli ambienti chiusi dove la concentrazione degli acari aumenta soprattutto nel periodo invernale e con l’uso del riscaldamento.
Quali sono gli stereotipi da sfatare in tema di allergie?
Sicuramente l’errata convinzione che non serva fare test e visite perché alla fine l’unica cura è l’antistaminico. I vaccini antiallergici sono la vera cura.
In secondo luogo, è importante aumentare la consapevolezza che l’asma bronchiale allergico si associa frequentemente alla rinite, spesso provoca sintomi accessionali con intervalli di apparente benessere, ed è importante riconoscerlo e curarlo adeguatamente e non al bisogno. Non ultima l’importanza di affidarsi a specialisti che sanno quali test prescrivere e soprattutto come interpretarli, perché è sempre più diffusa la tendenza all’autoprescrizione e all’automedicazione, magari sulla base di informazioni trovate in rete.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
