Con l’avanzare dell’età non diminuiscono soltanto la forza muscolare e l’equilibrio, anche il tempo di reazione, cioè l’intervallo tra la percezione di un pericolo e la risposta del corpo, tende progressivamente ad allungarsi. È un cambiamento meno evidente rispetto alla perdita di forza, ma può avere conseguenze importanti nella vita quotidiana.
Quando il piede inciampa in un gradino, il terreno è irregolare oppure un oggetto ostacola improvvisamente il cammino, una risposta più lenta può ridurre la possibilità di recuperare l’equilibrio. Per questo la prevenzione delle cadute non dovrebbe limitarsi agli esercizi per rinforzare le gambe: è utile allenare anche la capacità di riconoscere rapidamente uno stimolo, scegliere la risposta più adatta e mettere in atto il movimento necessario.
Quello che nel linguaggio comune chiamiamo «avere buoni riflessi» è in realtà il risultato di una sequenza complessa: gli occhi osservano l’ambiente, l’orecchio interno contribuisce a percepire i movimenti e l’orientamento della testa, mentre i recettori presenti nei muscoli e nelle articolazioni informano continuamente il sistema nervoso sulla posizione del corpo. Questi segnali sono elaborati dal cervello, che interpreta ciò che sta accadendo, decide come rispondere e invia ai muscoli il comando appropriato.
Con l’età, diversi passaggi di questo processo possono diventare meno rapidi. La vista può essere meno precisa, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione; la sensibilità dei piedi può ridursi, la forza e la potenza muscolare possono diminuire e il sistema nervoso può richiedere più tempo per elaborare le informazioni. Anche l’attenzione può diventare maggiormente vulnerabile alle distrazioni.
È ciò che accade, per esempio, quando si cammina mentre si parla con qualcuno, si trasporta una borsa oppure si osserva ciò che succede intorno. In queste situazioni il cervello deve svolgere contemporaneamente più compiti e, con l’età, può diventare più difficile mantenere la stessa efficienza nel controllo del cammino e nell’attività che lo accompagna.
Per evitare una caduta, inoltre, non basta accorgersi dell’ostacolo; bisogna riuscire a sollevare rapidamente il piede, spostare il peso corporeo, allargare la base d’appoggio oppure compiere un passo nella direzione appropriata. Una persona può avere ancora una discreta forza muscolare, ma non riuscire a utilizzarla con sufficiente rapidità nel momento critico.
Questo rallentamento non è necessariamente irreversibile. Come accade per la forza, la coordinazione e l’equilibrio, anche la capacità di reagire rapidamente può essere stimolata attraverso un esercizio regolare e adeguato alle capacità individuali. Utili possono essere gli esercizi che associano il movimento a stimoli visivi, uditivi o cognitivi.
Eccone due molto semplici. Il primo richiede soltanto una pallina da tennis. Chi possiede un buon equilibrio si mette a breve distanza da una parete, lancia la pallina e la riprende dopo il rimbalzo. Inizialmente si possono utilizzare entrambe le mani, passando in seguito a una sola mano e alternando destra e sinistra. La difficoltà può essere aumentata modificando l’altezza, la direzione o la velocità del lancio. L’esercizio costringe gli occhi a seguire un oggetto in movimento, il cervello a prevederne la traiettoria e la mano a intervenire rapidamente. Chi si vergogna a farsi vedere può sempre farlo quando è in casa da solo. Una variante consiste nel chiedere a un’altra persona di lasciare cadere la pallina senza preavviso, cercando di afferrarla prima che raggiunga il pavimento o subito dopo il primo rimbalzo.
Un secondo esercizio, che può essere fatto insieme ad altre persone, è il gioco dei colori. Si dispongono sul tavolo fogli di carta di colori diversi. Un’altra persona pronuncia a voce alta un colore e chi esegue l’esercizio deve toccare il foglio corrispondente il più rapidamente possibile. Si possono rendere progressivamente più difficili le prove aumentando il numero dei colori o modificandone la posizione.
La rapidità di reazione è soltanto una delle componenti della prevenzione. Per restare autonomi e sicuri nel movimento occorre continuare ad allenare anche forza, equilibrio, mobilità e capacità di adattarsi all’ambiente. L’obiettivo non è diventare «più veloci» in senso sportivo, ma conservare una risposta sufficientemente pronta quando si presenta un imprevisto.
Renzo Rozzini, Fondazione Poliambulanza - Istituto Ospedaliero



