Dal Kawasaki a Kawa-Covid: il virus che mette a rischio i bambini

Confermato il legame tra Sars-Cov-2 e sindrome infiammatoria multisistemica che colpisce i più piccoli e presenta alcune caratteristiche simili alla malattia di Kawasaki. «In concomitanza con la pandemia di Covid-19, le diagnosi di malattia di Kawasaki (condizione di natura infiammatoria che colpisce i vasi sanguigni, ndr) sono aumentate in modo significativo e, trattandosi di una forma rara di patologia, il dato ci ha spinto ad approfondire gli studi» spiega il prof. Marco Cattalini, responsabile ambulatorio di Reumatologia Pediatrica della Clinica pediatrica universitaria al Civile diretta dal prof. Alessandro Plebani.
Si consideri che, a fronte di 5-10 ricoveri l’anno per la malattia di Kawasaki, in poco più di tre settimane all’Ospedale dei Bambini di Brescia le diagnosi sono state quindici. Proprio questo aumento significativo nella fase acuta della pandemia ha spinto i ricercatori a studiare il legame tra le due malattie, Kawasaki e Covid-19. Lo si è fatto attraverso uno studio multicentrico, a prima firma Marco Cattalini, promosso dalla Società italiana di Pediatria. Il lavoro ha coinvolto circa duecento pediatri in tutta Italia con l’obiettivo di raccogliere tutti i casi di malattia di Kawasaki e quelli di malattia multi-infiammatoria sistemica registrati sul territorio nazionale durante la prima ondata pandemica (dal primo febbraio al 31 maggio scorsi).Quando i bambini, anche se in rari casi, hanno l’infezione da Sars-Cov-2, essa può causare un’infiammazione grave in tutto l’organismo. Durante la prima ondata pandemica sono stati infatti 53 i casi di sindrome multi-infiammatoria sistemica nei bambini (quindici solo a Brescia) e 96 quelli da malattia di Kawasaki classica. La maggior parte dei casi è stata diagnosticata nelle aree più colpite dalla prima ondata della pandemia, tra cui Brescia. «In quel periodo abbiamo osservato molti bambini affetti da una sindrome infiammatoria acuta e severa che presentava sia alcune caratteristiche cliniche tipiche della malattia di Kawasaki (febbre, congiuntivite, elevati indici infiammatori) sia alcune peculiarità quali l’interessamento gastro-intestinale e il coinvolgimento cardiaco - spiega Cattalini -. Quest’ultimo, però, si caratterizzava per la comparsa di una miocardite piuttosto che per il classico coinvolgimento coronarico della malattia di Kawasaki».
Ancora: «Dalle nostre elaborazioni sono emersi tre elementi che ci permettono di dire che esiste una correlazione tra sindrome multi-infiammatoria sistemica (Mis-C) e Sars-Cov-2. Innanzitutto, la percentuale di pazienti positiva al virus era nettamente più alta nella popolazione con Mis-C, pari al 75%, rispetto a quella affetta dalla classica malattia di Kawasaki. Inoltre, è emerso che queste forme multi-infiammatorie sistemiche si sono accumulate circa un mese dopo il picco dell’epidemia infettiva a conferma che quello che abbiamo visto è stata una iper risposta infiammatoria all’infezione da Sars-Cov-2».
In sintesi, le forme iperinfiammatorie non sono condizioni diverse dalla malattia di Kawasaki, ma costituiscono una condizione di patologia resa più aggressiva da un virus che è estremamente invasivo. Distinguerle è importante perché i piccoli affetti dalla sindrome multi-infiammatoria sistemica, rispetto alla Kawasaki, hanno una maggior probabilità di avere miocardite o insufficienza cardiaca e di aver bisogno di una degenza in terapia intensiva e sostegno ventilatorio.
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