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I DATI

L'anno in cui arrivò la supercella: il clima a Brescia nel 2019


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19 dic 2019, 06:00
La supercella del 12 agosto 2019 - Foto © www.giornaledibrescia.it

La supercella del 12 agosto 2019 - Foto © www.giornaledibrescia.it

Se state acquistando l’olio buono per i prossimi mesi, vi sarete accorti di quanto sia difficile trovarlo tra i produttori fidati a cui solitamente vi rivolgete. Non è una sorpresa: in tutta Italia nel 2019 la produzione è stata di 330mila tonnellate (dati Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), al di sotto di quello che viene ritenuto lo standard (tra le 450mila e le 550mila tonnellate), anche se in miglioramento rispetto ai disastri del 2018 (circa 170mila tonnellate). Nel Bresciano la situazione ha raggiunto livelli preoccupanti: il Consorzio del Garda, ad esempio, ha chiesto lo stato di calamità naturale in seguito a un calo del 90-95%.

Passando al vino, secondo Coldiretti la vendemmia 2019, iniziata particolarmente presto (il 7 agosto), si è chiusa a livello nazionale con la perdita del 20% sull’anno precedente. Vogliamo parlare delle zucche? Ne sono state raccolte il 30% in meno rispetto al 2018. Per quanto riguarda il miele, poi, alcune tipologie sono state fortemente ridimensionate, come l’acacia e il millefiori, con cali complessivi fino al 90% nel Bresciano.

Ok, non è ancora il momento di correre al supermercato per fare scorta di cibi e bevande in vista della carestia, ma è chiaro che tutti questi dati rappresentano segnali evidenti di come il 2019 sia stato un anno difficile dal punto di vista climatico. L’ennesimo anno difficile, viene da dire, in una sequenza fatta di aumento delle temperature medie e anomalie climatiche e meteorologiche. 

Cominciamo col dire che secondo i dati della stazione meteorologica di Brescia-Ghedi undici mesi dell’anno hanno registrato temperature superiori alla media, mentre solo maggio è stato sotto l'asticella (ricordate? fu un periodo segnato da pioggia, neve e freddo). La temperatura media mensile di riferimento, lo ricordiamo, è calcolata sul periodo 1971-2000.

Il dato di dicembre è ancora parziale, ma la tendenza è chiara. Basti pensare che in media la seconda decade del mese comprende minime di -1°C e massime di +6°C, mentre quest’anno le minime sono attorno ai 7-8 gradi centigradi. Il 2018 non era andato meglio, con scarti particolarmente eclatanti in gennaio, novembre e aprile, e con un solo mese sotto la media, marzo. 

A livello globale, il 2019 pare destinato a entrare negli annali come il secondo anno più caldo della storia, dopo il 2016, con una temperatura superiore di 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali. Stando ai dati di Copernicus, il programma dell'Unione europea sui cambiamenti climatici, a completare il quintetto degli anni più caldi sono in ordine il 2017, il 2015 e il 2018. Tutti anni recenti, come noterete. 

Per quanto riguarda Brescia, inoltre, quella appena passata è la terza estate più calda dal 1951, con una temperatura media di 25,3°C preceduta da quelle del 2003 e del 2015.

«Avere temperature costantemente superiori alla media significa "caricare" l'atmosfera di energia - spiega Riccardo Paroni di Meteopassione.com -. Il caldo anomalo è una sorta di carburante naturale, che prima o poi trova una valvola di sfogo, alimentando temporali di rara intensità».

Queste parole vi ricordano qualcosa? Lo scorso agosto la nostra provincia è stata investita per ben due volte dalla supercella, il 7 e il 12 del mese, un fenomeno meteorologico estremo, con venti forti, piogge intense e grandinate, favorito da temperature e tassi di umidità elevati. Qui trovate la spiegazione di Giuseppe Torri, ricercatore bresciano che studia Fisica delle nuvole all’Università delle Hawaii: dal suo punto di vista, è ancora presto per associare le supercelle al cambiamento climatico in atto, ma, come si è visto, è un dato di fatto che le temperature estive siano state particolarmente alte. Il conto per l'economia bresciana è stato pesante, con 125 milioni di euro di danni

Detriti in strada dopo il passaggio della supercella - Foto © www.giornaledibrescia.it

Spostiamoci in montagna, dove nella stagione 2018-2019 si sono verificate le nevicate più abbondanti degli ultimi quindici anni. Ottimo, no? Non proprio. La prima importante nevicata risale all’ottobre 2018, durante la distruttiva tempesta Vaia, che causò impressionanti danni al patrimonio boschivo. I venti trasportarono anche sabbia del Sahara, che ha successivamente favorito l’assorbimento della radiazione solare accelerando la fusione di ghiaccio e neve. Le altre importanti nevicate si sono verificate in maggio, seguite in giugno da un caldo record. A 3.220 metri, ad esempio, sono stati registrati 18 gradi (il record precedente era 16,9°C, nel 2015). In settembre, non c’era ormai neve residua sotto i 3.300 metri. Lo scioglimento dei ghiacciai è impressionante: quello dell’Adamello aveva una superficie di 25 chilometri quadrati nel 1920, ridotti a 14 km quadrati nel 2018. Con questo ritmo, la scomparsa dei ghiacciai del gruppo Adamello e Presanella è prevista entro la fine del secolo, come evidenziato anche da un recente studio dell’Università degli Studi di Brescia. Nell’immagine qui sotto vedete come il ghiacciaio del Mandrone fotografato in febbraio e in agosto dai tecnici del Servizio glaciologico lombardo.  

Se uno volesse cercare il lato positivo, potrebbe pensare che tanta neve equivale a tanta pioggia. Ma non è proprio così. Tra novembre 2018 e gennaio 2019 sono caduti 95 millimetri di pioggia, una miseria rispetto ai 363 mm di dieci anni prima. In aprile nel bacino dell’Oglio mancavano circa 200 milioni di metri cubi di acqua, in seguito a un lungo periodo di siccità senza precedenti negli ultimi dieci anni. «La terra sembra sabbia», era la testimonianza che arrivava dai nostri campi. Cosa era successo? «Non piove meno rispetto al passato, ma è cambiata la distribuzione delle piogge: lunghi periodi secchi si alternano a improvvise, intense parentesi perturbate - spiega Paroni -. Non a caso in città abbiamo vissuto il mese di novembre più piovoso degli ultimi settant'anni, con un totale di 240 millimetri di pioggia». 

E pensare che proprio in questi giorni abbiamo assistito con una certa gioia alla caduta dei fiocchi bianchi in montagna, riempiendo i profili Instagram di vette innevate, e anche a quote più basse, città compresa. «Sicuramente in futuro avremo ancora ondate di freddo e nevicate anche in Pianura Padana, ma si tratterà solo di eccezioni: la tendenza, purtroppo, è chiara, e mostra un continuo aumento delle temperature, con anomalie sempre più marcate e record di caldo sempre più frequenti - spiega ancora Paroni -. In un contesto simile, inevitabilmente aumenteranno anche i fenomeni estremi, proprio perché aumenterà l'energia in gioco. Sono tutte conseguenze del riscaldamento globale, un fenomeno drammatico le cui ripercussioni sono evidenti anche a livello locale».

Siamo stati abituati a immaginare il cambiamento climatico come un problema degli orsi intrappolati su una lastra di ghiaccio nell'Artico, raccontato con le foto dei terreni desertificati in Africa, ma è una realtà è molto più vicina, giusto dietro l'angolo, con cui abbiamo a che fare quando manca l'olio o quando il tetto di un condominio finisce in strada davanti ai nostri occhi, frantumato dal vento devastante. «Non c’è più tempo da perdere», si ripete ormai da anni. L'unico aspetto positivo è che sono aumentate le persone che lo dicono pubblicamente, come si è visto anche a Brescia con le manifestazioni dei Fridays for Future. Basterà? Dopo l'esito deludente della Cop25 sul clima a Madrid, la speranza è riposta nella Cop26 Glasgow-Milano. Il 2020 sarà l'anno decisivo verso un impegno concreto e diffuso in difesa della Terra? Ne riparliamo al prossimo bilancio, tra dodici mesi. 

 

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