Proprio qui, in questo catino invisibile da scarsa ventilazione cronica, si sarebbe dovuti avere un occhio di riguardo su sviluppo industriale, flussi di traffico, cementificazione. E invece proprio in Pianura padana è germogliato l’epicentro dell’inquinamento dell’aria, dal quale solo ora si cerca di uscire a fatica con misure tampone. Non c’erano le stesse conoscenze culturali e scientifiche di oggi, si potrebbe obbiettare.
Le scelte
Ma la verità è che a lungo si è preferito guardare dall’altra parte in nome di un Dio chiamato denaro. Così oggi tutti pagano le conseguenze e, in fondo, navigano a vista a suon di illusioni. Il fattore scatenante dell’emergenza padana risiede nella sua stessa conformazione a «conca».

Chiusa a nord e a ovest dalla catena delle Alpi e a sud dagli Appennini, la pianura soffre di una scarsa ventilazione cronica, con velocità medie del vento inferiori a 1,5 metri al secondo. A questo si aggiunge l’inversione termica durante i mesi invernali: il suolo si raffredda rapidamente, creando uno strato di aria fredda e densa vicino al terreno, l’aria più calda rimane in quota, agendo come un vero e proprio «coperchio» invisibile, e gas e particolato generati dalle attività umane rimangono intrappolati al livello del suolo, accumulandosi per giorni o settimane. E Il fenomeno è servito.
Il costo per la salute
Il risultato è che vivere nel bacino padano comporta un costo salato, sia per la salute pubblica sia per le casse dello Stato. Gli studi epidemiologici della Società Italiana di Medicina Ambientale associano l’esposizione prolungata ai veleni dell’aria a circa 40.000 - 80.000 morti premature all’anno in Italia.
Le polveri ultrafini (PM2.5) penetrano infatti nei polmoni e passano direttamente nel flusso sanguigno, aumentando l’incidenza di ictus, infarti e patologie respiratorie croniche. Dal punto di vista economico, la perdita di giornate lavorative dovute a malattia e i costi sanitari diretti legati alle patologie respiratorie gravano fortemente sul sistema sanitario, con un impatto stimato che nelle aree più colpite del Nord Italia può superare il 6% del PIL regionale.
Miglioramenti limitati
Nonostante i lenti e costanti miglioramenti registrati nei report ambientali annuali (come l’edizione di Mal’Aria di città di Legambiente), la macro-regione del Nord Italia continua a fare i conti con concentrazioni di polveri sottili e gas tossici ben superiori alle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Pianura Padana si conferma come una delle aree più colpite dall’inquinamento atmosferico in Europa.





