Politica

Referendum, più ci si allontana dalla città più cresce il fronte del Sì

Nella nostra provincia il «No» la spunta solo a Brescia, Collebeato e Bovezzo. Nelle valli, invece, il «Sì» va anche oltre l’80%
Le operazioni di spoglio per il referendum sulla giustizia nel Bresciano © www.giornaledibrescia.it
Le operazioni di spoglio per il referendum sulla giustizia nel Bresciano © www.giornaledibrescia.it
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Non è una scienza esatta, soprattutto quando si posiziona la lente d’ingrandimento sulle «terre di mezzo». E, d’altra parte, ogni teorema riserva le sue eccezioni. Ma il colpo d’occhio descrive un andamento che potrebbe finire al centro di uno studio sociologico: nella nostra provincia la distanza dalla città «misura» il consenso verso il referendum. Più ci si allontana, più cresce il Sì verso la proposta del centrodestra; viceversa, più ci si avvicina e più il risultato viaggia in linea con l’orientamento del centrosinistra.

Nelle valli bresciane il dato diventa quasi drastico, tanto è netto. Ci sono Comuni in cui il Sì supera l’80% senza troppe esitazioni: Collio (85,04%), Marmentino (84,21), Cimbergo (81,94), Capovalle (81,58). Numeri che non hanno bisogno di molte interpretazioni: qui il referendum è stato una conferma. Scendendo verso il capoluogo, però, la musica cambia.

Brescia

Nel capoluogo il Sì trova spazio solo in centro, e per di più di misura: 50,82% nei quartieri Brescia antica, Centro storico nord e sud, Porta Venezia. Fin qui la fotografia. Poi c’è il film un po’ più scomodo per il centrodestra. Perché se è vero che oggi la distanza dalla città misura il consenso, è altrettanto vero che le città continuano a riempirsi mentre le valli si svuotano. Lo spopolamento è una dinamica strutturale: meno residenti, meno peso elettorale. E quindi meno capacità di traino.

Tradotto: quella geografia che oggi sorride al centrodestra rischia di restringersi nel tempo. Non per un cambio di idee, ma per una questione aritmetica. Se la provincia profonda si dirada e il capoluogo cresce, la forbice tra i due mondi tende ad assottigliarsi. E a quel punto il baricentro si sposta. È una tendenza, non una sentenza, ma ignorarla sarebbe un errore. Per entrambi gli schieramenti.

Bovezzo

La sindaca di Bovezzo, Sara Ghidoni © www.giornaledibrescia.it
La sindaca di Bovezzo, Sara Ghidoni © www.giornaledibrescia.it

(Barbara Fenotti) A Bovezzo, insieme a Brescia e Collebeato, è uno dei tre paesi in cui ha vinto il «No», con il 50,11% dei voti, pari a 4.219 elettori. Per il «Sì» 2.096 preferenze (49,89%), con un’affluenza complessiva del 71%. «Sono molto contenta dell’affluenza – commenta la sindaca Sara Ghidoni –: significa partecipazione, anche da parte di tanti giovani e neo 18enni. È un bel messaggio per la democrazia». La prima cittadina sottolinea anche il ritorno alle urne di elettori che da tempo non votavano e legge il risultato come «un segnale dell’identità di Bovezzo, ben integrato nell’Hinterland ma con una propria fisionomia».

Sulla stessa linea, ma con diversa lettura politica, Giuliano Nateri, capogruppo della Civica di centrodestra, il quale evidenzia «l’altissima partecipazione, segno di una comunità che non delega».

Il risultato, deciso da pochi voti, dimostrerebbe come «i cittadini non votino per appartenenza. Peccato l’occasione mancata di allinearsi alle grandi democrazie europee».

Mario Folli (civica Prima Vera Bovezzo), insiste sulla complessità del quesito: «Il voto si è polarizzato politicamente, anche perché la materia era difficile». Rivendica poi l’impegno del proprio gruppo nella campagna per il «No» e sottolinea «la partecipazione come segnale positivo», legato anche alla volontà di «tutelare la Costituzione».

Collebeato

A Collebeato il distacco è stato di 142 voti: i contrari sono stati 1.467 (52,54%), contro 1.325 «sì» (47,46%), con un’affluenza molto elevata pari al 75,25%, la più alta dell’intera provincia.

«Il dato più rilevante è proprio quello dell’affluenza – commenta il sindaco Angelo Mazzolini –: è segno di una comunità viva, attenta e legata ai valori della partecipazione democratica».

Un risultato non scontato, sottolinea il primo cittadino, «vista la complessità del quesito e una campagna nazionale a tratti aggressiva», ma che dimostra come i cittadini «abbiano approfondito e votato con responsabilità, mostrando sensibilità rispetto alle modifiche della Costituzione».

Il sindaco di Collebeato, Angelo Mazzolini © www.giornaledibrescia.it
Il sindaco di Collebeato, Angelo Mazzolini © www.giornaledibrescia.it

Mazzolini esprime anche soddisfazione per l’esito complessivo e per il dato locale, «in controtendenza rispetto alla provincia», che interpreta come «una difesa dell’equilibrio tra i poteri dello Stato e un invito al Parlamento a maggiore prudenza e dialogo».

La lettura di Marco Daminelli, capogruppo di opposizione, evidenzia come «in un Comune storicamente di centrosinistra, dove alle amministrative il centrosinistra ha superato il 65%, il 52,5% di "no" sia inferiore alle attese, nonostante un’affluenza oltre il 75%».

Collio

A Collio, Comune dell'Alta Valtrompia, il sì ha vinto nettamente al referendum sulla riforma del sistema giudiziario, ottenendo l’85,04% dei voti contro il 14,96% del no, nonostante un’affluenza di soli 59,10%, tra le più basse della provincia.

La sindaca di Collio, Mirella Zanini © www.giornaledibrescia.it
La sindaca di Collio, Mirella Zanini © www.giornaledibrescia.it

La sindaca Mirella Zanini esprime grande soddisfazione: «I cittadini di Collio hanno dimostrato maturità, senso civico e responsabilità, analizzando con attenzione i quesiti e votando con obiettività. È un risultato che rafforza il valore della partecipazione e della consapevolezza della nostra comunità».

Zanini sottolinea l’orgoglio per la popolazione, «che ancora una volta ha partecipato in modo informato, senza lasciarsi condizionare da appartenenze politiche, mettendo al centro il merito delle questioni». Nonostante l’affluenza più bassa della provincia, risultato è stato netto. Il dato di Collio evidenzia come le comunità più piccole della Valtrompia abbiano reagito in modo più netto alle questioni poste dal referendum, premiando con chiarezza le ragioni del sì. Zanini conclude affermando come «non aveva dubbi che nel paese da lei guidato avrebbe vinto la percentuale di persone favorevoli».

Soddisfatta anche la capogruppo dell’opposizione Claudia Zanini: «I cittadini sono stati molto chiari, un risultato che accogliamo con piacere, perché esprime in modo evidente la volontà della comunità».

Cimbergo

(Giuliana Mossoni) L’Amministrazione di Cimbergo, oggi, è di centrodestra e il sindaco Donatella Martinazzoli è da sempre di salda fede leghista. Consigliere regionale ai tempi della presidenza di Roberto Maroni, era presente anche domenica a Pontida, a salutare l’amico Umberto Bossi.

Una coloritura che si è riflessa nelle urne: Cimbergo è il paese dove il sì ha registrato una larghissima maggioranza, arrivando a toccare l’82 per cento (per l’esattezza 81,94). Secondo il primo cittadino, a prevalere non è stata la preferenza partitica, quanto il desiderio di cambiare una legge sulla giustizia ritenuta ormai superata.

La sindaca di Cimbergo, Donatella Martinazzoli © www.giornaledibrescia.it
La sindaca di Cimbergo, Donatella Martinazzoli © www.giornaledibrescia.it

«I cimberghesi hanno partecipato con grande responsabilità al referendum – afferma Martinazzoli –, confermandosi una comunità attenta ai grandi appuntamenti civici nazionali. Il risultato ottenuto testimonia ancora una volta un alto livello di maturità e consapevolezza da parte dei cittadini, che hanno creduto nella riforma della giustizia. Come Amministrazione intendiamo valorizzare sempre più questa cultura di partecipazione, dialogo e responsabilità civica, perché la forza di Cimbergo risiede nel coinvolgimento attivo della sua comunità».

Secondo il sindaco, i suoi concittadini hanno davvero capito «che un po’ di cambiamento sulla giustizia serviva, noi non abbiamo dato indicazioni, ma la gente sa che sicurezza e giustizia in Italia funzionano davvero poco».

Capovalle

(Ubaldo Vallini) Fra i risultati, che hanno rivelato la tendenza lombarda e bresciana a sostenere la proposta di modifica della Costituzione, spiccano quelli ottenuti dal Sì a Capovalle, come de resto è successo anche per i dirimpettai gardesani di Valvestino.

Il sindaco di Capovalle, Giordano Ferraroni © www.giornaledibrescia.it
Il sindaco di Capovalle, Giordano Ferraroni © www.giornaledibrescia.it

Aventi diritto al voto, nel piccolo centro montano della Valle Sabbia erano 282 e se ne sono presentati ai seggi in 152, ovvero il 54,26%. La particolarità sta nel fatto che i Sì sono stati 124 (l’81,58%), mente i No si sono fermati a 28 (18,42%).

Da noi interpellato, mentre era intento a fare servizio di accompagnamento per i bimbi della Scuola dell’Infanzia che frequentano a Idro e stavano tornando a casa sul pulmino, il sindaco Giordano Ferraroni non ha manifestato dubbi.

«È successo perché la gente di qui ha letto molto, si è informata e documentata a dovere – ci ha detto –. Molti mi fermavano per strada per chiedere spiegazioni e non mi sono certo tirato indietro, fornendo elementi per decidere, ovviamente senza permettermi di dare indicazioni di voto». E ha aggiunto: «Nell’urna i capovallesi hanno dimostrato di non avere paura del cambiamento: devo dire che di questo sono rimasto sorpreso, ma non posso che esserne fiero, contento del risultato. Il dato nazionale è di tutt’altro avviso e le modifiche alla Costituzione sono state bocciate: di questo bisogna prenderne atto, si chiama democrazia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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