Politica

Referendum, l’avvocato di Tortora: «Voto sì, basta orrori giudiziari»

Nicola Rocchi
Raffaele Della Valle, ieri a Brescia, ha ripercorso la vicenda del celebre conduttore televisivo: «Il giudice che lo condannò allora fu succube del pm star»
L'avvocato Della Valle (a destra) ieri a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
L'avvocato Della Valle (a destra) ieri a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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A Raffaele Della Valle non è piaciuta «Portobello», la serie di Marco Bellocchio trasmessa su Hbo Max e dedicata al caso di Enzo Tortora, arrestato il 17 giugno 1983 con l’accusa di associazione camorristica e traffico di droga: uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani. Della Valle, avvocato penalista di lungo corso, era il difensore di Tortora.

L’incontro

Ieri ha rievocato con passione quella vicenda a Brescia, nell’Hotel Master, in un incontro a favore del Sì al referendum sulla giustizia, promosso da Lombardia ideale, BresciaSì e Comitato per il Sì «Giuliano Vassalli». Accanto a lui Giorgio Maione, assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, con Andrea e Sergio Arcai e Vittorangelo Archetti.

«Sulla professionalità di Bellocchio – dice Della Valle – non si discute, ma il messaggio che il film trasmette è equivoco. Da una parte si simpatizza con Tortora, dall’altra parte esce però il messaggio che quello è stato un errore giudiziario. Non è vero: non fu un errore, ma un orrore, perché c’era la volontà di procedere pur sapendo di sbagliare».

La separazione delle carriere

Proprio per impedire questi «orrori», Della Valle invita a votare a favore della riforma: «Questo non è un processo alla magistratura. È un referendum che non serve né a noi avvocati né ai magistrati, ma ai cittadini. Non si tratta di votare o no per Giorgia Meloni: serve a dare il viatico a una legge che è stata già votata quattro volte e approvata». L’obiettivo, spiega l’avvocato, è «colmare la lacuna che esiste da circa 30 anni nel nostro Paese: bisogna staccare l’ufficio del pubblico ministero da quello di chi deve giudicare».

Nel caso Tortora, questa connessione fu letale: «Quei giudici erano definiti “i Maradona del diritto”… già questo fa capire l’esaltazione che c’era. Il giudice deve essere indipendente, ma allora fu succube di un pm che attraverso l’appoggio dei media era diventato un fenomeno». Solo in Corte d’appello gli errori evidenti vennero riconosciuti: «Non solo ci ha assolto, ma ha scritto che ove avessero accettato le dichiarazioni degli asseriti pentiti che accusavano Tortora, avrebbero avallato una serie di bestialità. I magistrati che sbagliarono, tuttavia, alla fine furono tutti promossi».

L’influenza della politica

Della Valle si scalda: «Nella riforma non c’è il disegno criminoso di sottoporre il pm al potere esecutivo. È una supposizione inutile e senza sostanza. L’articolo 104, nella nuova formula, dice che la magistratura costituisce un ordine indipendente da ogni altro potere. Blinda la potenza della magistratura requirente con la garanzia della legge costituzionale. Nel 1999, col governo D’Alema, si stabilì nella Carta che la giurisdizione si attiva mediante il giusto processo che si svolge nel contraddittorio tra le parti in condizione di parità, davanti a un giudice terzo. Vogliamo o no applicare questo articolo? Dal 1999 a oggi stiamo celebrando processi contro la Costituzione».

«Terrorismo giudiziario» è per Della Valle quello dell’opposizione. Polemizza con la sinistra – «oggi i suoi giuristi sono Ficarra e Picone» – e anche con il senatore Mario Monti, «tuttologo» che ha dichiarato di votare per il No perché teme per la tenuta dello stato di diritto: «Non era lui che da presidente del Consiglio combatteva le corporazioni?». Per decidere, infine, invita a «leggere la legge e in coscienza andare a votare. Se il popolo voterà no, sancirà la sua condanna perché questa legge non la rivedremo più».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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