Il tema della giustizia in Portobello. Preziosi, 'in Italia troppi casi così'

ROMA, 18 MAR - Chi ha la colpa? Nella storia di Enzo Tortora l'unico a non averne sembra essere lui. In particolare, per come viene rappresentata in Portobello, la miniserie in sei puntate (in uscita una volta a settimana, ogni venerdì, dal 20 febbraio su HBO Max), diretta da Marco Bellocchio. Gli interpreti di alcuni dei personaggi più "colpevoli" riflettono sull'eredità morale del caso. Alessandro Preziosi è Giorgio Fontana, il giudice istruttore che firmò l'ordinanza di custodia cautelare del 17 giugno 1983 contro Tortora (Fabrizio Gifuni): "La colpa più grande che mi è capitato di avvertire nel conoscerlo, quando ci ho passato un paio di giornate insieme, riguardava la sponda personale - spiega l'attore -. Ossia quello che è accaduto dopo la fine del processo, i provvedimenti disciplinari che sono stati fatti nei confronti suoi e di altri giudici. È un fatto che ha certificato l'irrimediabilità e l'irreversibilità di questo senso di colpa". "È come se in qualche modo la legge assomigliasse (il che è un male) alla filosofia" e talvolta "prendesse semplicemente atto di certe cose e le mettesse sul banco della macelleria. Questo è il più grande errore della legge, da sempre", commenta. "In Italia - prosegue - ultimamente casi di questo genere, piccoli o grandi, ce ne sono stati troppi". Per Lino Musella, che interpreta Giovanni Pandico, il camorrista che spedì in carcere il conduttore, è anche vero che "la giustizia è fatta da uomini. Noi siamo in grado di creare un sistema che formuli leggi e che quindi provochi positivamente una giustizia, così come siamo capaci di creare delle grandissime ingiustizie. Non è una questione di sistema, ma proprio dell'uomo". A colpire del proprio personaggio Fausto Russo Alesi, che sullo schermo è Diego Marmo, il pm che sostiene l'accusa nel processo di primo grado, è "il non riuscire ad accettare il fatto di sbagliare. Sostenere la posizione fino alla fine, anche quando c'era qualche incongruenza, sicuramente per non buttare giù tutto il processo... Ma tutti possiamo sbagliare. Quando te ne rendi conto e non accogli questa cosa, quello credo generi un grande senso di colpa".
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