Giustizia: i magistrati bresciani ribadiscono il «no» alla riforma

L’ordine degli avvocati di Brescia invece ha lasciato libertà di scelta agli associati e invitato ad un «dialogo all’altezza del tema
I relatori della tavola rotonda che si è tenuta a Palazzo di Giustizia
I relatori della tavola rotonda che si è tenuta a Palazzo di Giustizia
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I magistrati bresciani ribadiscono la propria contrarietà alla riforma della Giustizia che sarà votata con referendum popolare il 22 e il 23 marzo. È quello che è emerso con chiarezza da «Dialogo sulla giustizia, tavola rotonda a porte aperte» organizzata dalla sezione bresciana dell’Associazione Nazionale Magistrati che nell’aula polifunzionale del Palazzo di Giustizia di via Lattanzio Gambara ha accolto un centinaio di persone: molti addetti ai lavori tra avvocati e magistrati ma anche diversi cittadini che hanno poi anche approfittato dell’opportunità di una visita guidata alle aule e agli uffici in cui si amministra la giustizia.

A coordinare i lavori è stato il docente di Diritto costituzionale pubblico dell’Università di Brescia Mario Gorlani che, prima di cedere la parola ai relatori ha sottolineato come «in questi anni comunque la giustizia non è rimasta ferma» e che «le criticità che emergono non devono lasciare spazio al disfattismo»

Avvocatura

La prima a prendere la parola è stata la vicepresidente dell’ordine degli avvocati di Brescia, Valeria Cominotti che ha ricordato come «l’Ordine ha lasciato libertà di scelta agli associati» ma ha anche ribadito come «la parte più grande dell’avvocatura sostiene la riforma per completare la terzietà del giudice». Nel suo intervento ha preso «posizione sul metodo non sul merito» invitando «ad un dibattito all’altezza del tema».

Magistratura

La presidente della Corte d’Appello Giovanna Di Rosa è intervenuta sul valore dell’indipendenza della magistratura ricordando che «non è una immunità per i magistrati ma libertà dal condizionamento, evitando il primato di un potere sugli altri». In questa fase in cui «la giustizia riparativa promuove la pacificazione sociale dovremmo preoccuparci della situazione del carcere, sapendo che i magistrati stanno risarcendo i danni alle persone detenute che si vorrebbero rieducare». Il cuore del suo lungo e accorato intervento è stato però sul sorteggio dei membri del Csm che «porterà ad una assemblea priva di rappresentatività, che avrà responsabilità verso nessuno. In un mondo in cui possiamo scegliere anche l’amministratore di condominio per la pulizia delle scale, i magistrati non possono scegliere da chi essere rappresentati». Per Giovanna Di Rosa è «vergognoso dubitare della terzietà di un giudice».

Il Procuratore generale Guido Rispoli ha parlato nel dettaglio del ruolo del pubblico ministero, «a tutela del cittadino. il primo che deve cercare prove a discolpa dell’indagato e che ha il dovere di chiedere l’assoluzione quando non ci sia una previsione di condanna». Per Rispoli «il rischio che il cittadino perda garanzie è un errore strategico».

Anche il Procuratore capo Francesco Prete ha bollato come «offensivo e mortificante» il sorteggio dei membri del Csm e poi ha affrontato un ragionamento «prospettico sul ruolo del pubblico ministero, chiedendosi se sarà ancora possibile scongiurare ipotesi in cui il legislatore può comprimere l’indipendenza della magistratura». Per Prete comunque «resta un orientamento univoco, il pm è un organo di giustizia».

Netta la posizione di critica nei confronti delle proposte per il sistema disciplinare del presidente del Tribunale Stefano Scati: «Nell’attuale sistema, di 199 condanne negli ultimi anni il Ministro ne ha impugnate solo sette, significa che gli va bene così». E guardando al futuro «quello che mi preoccupa è il fatto che saranno gli stessi giudici a fare il processo di primo e di secondo grado». Secondo Scati con il nuovo sistema disciplinare «i giudici saranno impauriti e non ci saranno più sentenze innovative. Ci saranno ancora giudici che avranno il coraggio di fare sentenze sgradite?».

Il docente

Le conclusioni sono state affidate al professore di Diritto costituzionale e pubblico Antonio D’Andrea. Il docente ha prima di tutto ricordato che «la Costituzione è un atto normativo che delimita il potere di chi comanda» e che «si poteva anche non arrivare al referendum». Nella sua riflessione ha ricordato che «il contesto conta» e evidenziato che «se la Costituzione regredisce a legge delega è un problema». In sintesi ha ricordato che «c’è stata una sovraesposizione di chi esercita il ruolo» e che «sono questioni che obbligano a riflessioni pacate».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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