Referendum giustizia, Delmastro per il «sì» a Gardone Val Trompia

Nella sede della Comunità montana è andato in scena il comizio di Fratelli d’Italia con il sottosegretario: tra gli ospiti anche l’onorevole Cristina Almici
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Un estratto dell'intervento di Delmastro
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Davanti a una trentina di persone, ospiti di Comunità montana, alcuni esponenti di Fratelli d’Italia hanno esposto le ragioni del «sì» in vista del referendum sulla Giustizia. Nessun confronto con chi la pensa diversamente, ma «uno dei numerosi eventi che stiamo organizzando in vista del voto», hanno sottolineato il responsabile del partito nell’area della Valtrompia, Nicolò Bresciani, e il coordinatore provinciale di FdI Diego Zarneri.

Hanno spiegato perché quella del 22 e il 23 marzo «è una battaglia di civiltà per una giustizia certa, importante anche per la tenuta del Governo, un’opera di evangelizzazione contro le strumentalizzazione del Comitato del “No”». Un modo per superare «un modello di giustizia frenato dalla burocrazia, che non aiuta il lavoro, elemento centrale della Valtrompia, una delle zone più produttive non solo di Brescia ma dell’Italia» ha aggiunto la moderatrice, la consigliera comunale di Fratelli d’Italia di Lumezzane, Sara Bugatti.

Ma gli applausi sono statti tutti per l’ospite d’eccezione della mattinata, una figura istituzionale che alla riforma costituzionale sulla Giustizia sta contribuendo di persona: il sottosegretario di Stato al Ministero guidato da Carlo Nordio, Andrea Delmastro Delle Vedove. E a giudicare dai toni, tipici di un capo popolo o di un politico che di lavoro ha sempre fatto l’avvocato penalista, e dai contenuti delle sue affermazioni, quelle critiche che in molti gli avevano mosso l’anno scorso –  ossia che avrebbe nutrito molti dubbi sulla riforma – sembrano di fatto prive di fondamento.

Le critiche alla sinistra e al Comitato del «No»

Prima di entrare nel merito della riforma ha attaccato duramente la sinistra, «che muove delle accuse ideologiche per nascondere le fratture interne, perché una parte ha sempre voluto certe riforme. Ci accusano di “Assalto alla democrazia”, peccato che in 22 Paesi su 27 dell’Europa la separazione delle carriere tra i magistrati esista già. Poi ci accusano di attentare alla Costituzione. Loro con D’Alema ci hanno provato, ma hanno fallito. Dunque sono degli attentatori falliti».

Passando al tema della velocizzazione della giustizia, Delmastro ha ribadito con grande orgoglio che «il Governo Meloni ha già predisposto dei bandi per i magistrati togati per arrivare per la prima volta nella storia della Repubblica italiana alla piena saturazione della pianta organica entro il dicembre 2026. La velocizzazione la si fa assumendo i magistrati. Poi, a chi ci accusa di voler attaccare l’indipendenza della Magistratura, ricordo che anche dopo la vittoria del “Sì”, che sarà netta, l’articolo 104 della Costituzione non verrà toccato».

Separazione delle carriere e due Csm

Dopo aver elogiato i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, secondo Delmastro il primo «usato fuori luogo dalla sinistra per difendere il loro pensiero privo di contenuti, anche perché Falcone era a favore della separazione delle carriere», è entrato nel dettaglio della riforma. «Sulla separazione delle carriere non ci siamo inventati nulla, credo sia una scelta obbligata dopo la riforma di circa 30 anni fa dell’articolo 111 della Costituzione, quello sul giusto processo, ossia quello che si dovrebbe celebrare tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale. Ecco, noi in Italia da 70 anni conosciamo processi ingiusti perché non c’è mai stata parità tra accusa e difesa, perché il giudice non può essere terzo. Perché anche un bambino capisce che non esiste imparzialità se a un certo punto l’arbitro passa a giocare con una delle due squadre». Per quanto riguarda l’istituzione di due Csm (Consiglio superiore della Magistratura), il sottosegretario ha aggiunto: «Qui la sinistra si supera. Per garantire autonomia anche ai pubblici ministeri, abbiamo pensato a un secondo Csm. E loro ci accusano di dimezzare le garanzie, ma come è possibile se raddoppia il Csm?».

Sorteggio e Alta Corte disciplinare

Gli altri due punti centrali, quelli definiti «politici» dallo stesso Delmastro, sono il sorteggio dei magistrati e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. «Questi sono i due pilastri, le due bombe atomiche sul potere cancerogeno delle correnti della Magistratura – ha tuonato – che rispondono a un’esigenza morale. Ci accusano che con il sorteggio non si premia la qualità. Ma già oggi se ci fosse un processo per impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica i giudici sarebbero sorteggiati, lo stesso vale per un processo nei confronti di un ministro. E anche i giudici popolari, che affiancano i giudici togati nelle Corti d’Assise per i processi più gravi, sono sorteggiati. Questo perché il sorteggio è l’unico modo che può garantire terzietà e liberare i magistrati dal potere delle correnti. Poi ricordiamo che potranno essere estratti magistrati dalla terza valutazione, ossia dopo 12 anni di carriera in cui sono stati valutati idonei dai loro colleghi».

I relatori al tavolo a Gardone Valtrompia - © www.giornaledibrescia.it
I relatori al tavolo a Gardone Valtrompia - © www.giornaledibrescia.it

E poi si è parlato di merito contro la «giustizia domestica e addomesticata» del Csm con l’istituzione dell’Alta Corte: «Chi sbaglia paga, anche se indossa una toga. Dal 2017 al 2022 abbiamo avuto 6.485 persone ingiustamente detenute, per 280 milioni di euro di risarcimento. Una cifra mostruosa, ma inadeguata per risarcire un padre di famiglia detenuto ingiustamente che deve accogliere in carcere i figli. Gli errori ci stanno, anche perché io continuo a dire che ho rispetto dei giudici, quelli normali, che ogni giorno lavorano duramente. Ma è possibile che di fronte a questi numeri siano state aperte solo 93 azioni disciplinari? E di quelle siamo arrivati solo a 10 condanne, di cui 9 solo censura verbale? Poco, troppo poco, inaccettabile: il risultato di una giustizia che si autoassolve. Ma questo vale anche per le aziende: prima si diceva che la giustizia zavorra pesa sul 2% del Pil. Io ho visto aziende fallire a causa di processi troppo lunghi o perché le sentenze civili sono state depositate in ritardo di 1.200 giorni».

Gli altri relatori

All’incontro sono intervenuti anche il consigliere regionale di FdI Carlo Bravo, che ha parlato di come «bisogna votare a favore di questa riforma per mettere al centro i cittadini normali, quelli che quando sono accusati ingiustamente non hanno i soldi per pagare i migliori avvocati. Se i magistrati sbagliano devono pagare».

Poi è intervenuta l’onorevole bresciana, Cristina Almici, che oltre ad aver portato al centro la sua esperienza personale – «alla fine tutti assolti, ma intanto siamo stati al centro di diffamazione» – che ha fornito anche qualche numero. «Dal 1991 al 2024 ci sono state 31.000 innocenti detenuti, per oltre 900 milioni di euro di risarcimento. In Italia la durata media di un processo è di 900 giorni, in Europa di 300. Per non parlare del crollo della fiducia dei cittadini nella Giustizia. La legge dovrebbe essere uguale per tutti, ma purtroppo oggi non è così».

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