C’è un filo che attraversa tutta la sua vita: l’idea che la politica dovesse servire a migliorare i luoghi in cui vivono le persone. Le case popolari, i quartieri, l’urbanistica, l’ambiente. Non è un caso che fosse architetto prima ancora che politico e che, finita la stagione delle istituzioni, avesse scelto di dedicarsi allo studio delle origini dell’uomo partecipando alle campagne di scavo nelle gole di Olduvai, in Tanzania.
Marco, per tutti e da sempre Mirko, Lombardi è morto dopo una lunga malattia affrontata con discrezione, tenacia e un sorriso che chi gli è stato vicino ricorda come una costante anche negli ultimi mesi.
La storia pubblica
La sua storia pubblica attraversa oltre quarant’anni della sinistra bresciana. Laureato in Architettura all’Università di Firenze, dopo gli esordi come tecnico comunale a Lonato e l’attività da libero professionista fu tra i fondatori del Sunia-Cgil bresciano, il sindacato degli inquilini. Da lì il passaggio al Partito comunista italiano, dove seguì i temi della casa, dell’urbanistica, dell’ambiente e del lavoro, argomenti che sarebbero rimasti il baricentro della sua attività politica.

Dal 1985 al 1995 sedette in Consiglio comunale a Brescia: prima nelle file del PCI, poi, dopo la svolta della Bolognina, con Rifondazione Comunista, partito di cui divenne anche dirigente nazionale occupandosi delle politiche della casa, dell’urbanistica, del lavoro e dell’ambiente.
L’esperienza istituzionale più lunga fu quella in Consiglio regionale della Lombardia, dove rimase per dieci anni, dal 1995 al 2005. Successivamente contribuì alla nascita di Sinistra Ecologia Libertà, di cui fu tra i fondatori nazionali e segretario cittadino a Brescia, senza interrompere il proprio impegno sul territorio. Fino al 2014 fece parte del consiglio di amministrazione dell’Aler bresciana, continuando a seguire da vicino i temi dell’edilizia residenziale pubblica.
Negli ultimi anni il suo nome è rimasto legato soprattutto alla lunga battaglia sulla Torre Tintoretto. Per Lombardi non era soltanto una controversia amministrativa, ma una questione di interesse pubblico. Studiò atti, ricostruì passaggi amministrativi, presentò esposti e continuò a denunciare quella che riteneva una gestione sbagliata del patrimonio pubblico. Una battaglia spesso solitaria, condotta con ostinazione anche quando l’attenzione politica e mediatica si era ormai spostata altrove.
La pensione
Nemmeno la pensione significò un ritiro dalla curiosità intellettuale. Dal 2011 frequentò la Scuola di Paleoantropologia dell’Università di Perugia, prendendo parte ogni anno alle campagne di ricerca e scavo nelle gole di Olduvai, in Tanzania, uno dei luoghi simbolo dello studio dell’evoluzione umana. Era anche socio fondatore e tesoriere dell’associazione «Ripensare il Mondo», confermando una passione che andava ben oltre la politica quotidiana.

Chi lo ha conosciuto ricorda un uomo rigoroso, capace di discutere con fermezza senza perdere il gusto del confronto. Una cifra che ha accompagnato tutta la sua vita pubblica, dal sindacato alle istituzioni, fino alle battaglie civiche degli ultimi anni.




