I democratici sono dati in vantaggio negli Stati che potrebbero decidere il controllo del Senato americano. È quanto emerge dagli ultimi sondaggi del New York Times e del Siena College, pubblicati alla vigilia delle elezioni di metà mandato. Un risultato che, se confermato dalle urne, potrebbe cambiare gli equilibri politici degli Stati Uniti e consegnare al Partito democratico la maggioranza di entrambe le Camere del Congresso.
C'è però una distanza, e non è piccola, tra le intenzioni di voto e i risultati elettorali: lo abbiamo imparato nelle ultime tornate elettorali. Per quanto il clima sia favorevole, parlare di vittoria dem sarebbe dunque prematuro.
A rendere interessante queste elezioni di midterm è soprattutto la geografia delle sfide. Dal Texas al Kansas, dall'Alaska all'Iowa, i democratici sono competitivi anche in territori che Donald Trump aveva conquistato nettamente appena due anni fa. Stati nei quali, in alcuni casi, non eleggono un senatore da quasi un secolo.
La posta in gioco è il controllo del Congresso. I repubblicani si presentano al voto con 53 seggi al Senato, contro i 45 democratici e i due indipendenti che votano con loro. Per conquistare la maggioranza, il Partito democratico deve guadagnare almeno quattro seggi senza perderne nemmeno uno. Non basta, quindi, vincere dove oggi governano i repubblicani: bisogna anche conservare quelli già conquistati.
Texas e Kansas, dove i democratici non vincono da decenni
Per capire quanto sia cambiato il clima politico americano basta guardare a due Stati: Texas e Kansas.
Nel primo, i democratici non eleggono un senatore dal 1988. Nel secondo addirittura dal 1932. Eppure, alla vigilia delle elezioni, entrambe le competizioni sono aperte.
In Texas il democratico James Talarico, deputato statale ed ex seminarista presbiteriano, sfida Ken Paxton, procuratore generale repubblicano. Due candidati molto diversi, anche nel modo di rivolgersi agli elettori. Paxton, sostenuto da Trump, ha conquistato la candidatura dopo aver sconfitto alle primarie il senatore uscente John Cornyn, al termine di una campagna segnata anche dalle controversie personali e giudiziarie che lo hanno coinvolto.
Talarico ha invece cercato di parlare anche all'elettorato moderato e religioso, concentrando la campagna soprattutto sul costo della vita. Una strategia che sembra aver trovato spazio in uno Stato dove Trump, appena due anni fa, aveva vinto con quasi 14 punti di vantaggio.
In Kansas il candidato democratico è Adam Hamilton, pastore metodista ed ex repubblicano, fondatore di una delle maggiori congregazioni metodiste degli Stati Uniti. Il suo avversario è Roger Marshall, senatore repubblicano uscente.
Hamilton ha scelto di parlare soprattutto delle difficoltà economiche delle famiglie e degli agricoltori, cercando consensi anche fra gli elettori centristi. Una candidatura che ha costretto i repubblicani a investire nuove risorse in uno Stato considerato fino a pochi mesi fa al sicuro.
Alaska, il caso dei due Dan Sullivan
In Alaska la competizione presenta una particolarità che potrebbe creare qualche difficoltà agli elettori. Sulla scheda compare infatti due volte lo stesso nome: Dan Sullivan.
Il senatore repubblicano Dan Sullivan è a caccia della rielezione contro la democratica Mary Peltola e l'omonimo outsider Dan Sullivan. Donald Trump ha vinto nel 2024 in Alaska con uno scarto di 13 punti ma il suo candidato è al momento indietro nei sondaggi rispetto a Peltola. Sul caso di omonimia si è aperto uno scandalo con i democratici accusati di aver architettato la mossa per sottrarre voti al candidato conservatore.
A complicare ulteriormente la situazione c'è il sistema elettorale dell'Alaska. Gli elettori possono ordinare i candidati secondo le proprie preferenze e, se nessuno raggiunge la maggioranza al primo conteggio, i voti vengono redistribuiti in base alle scelte successive.
Il risultato potrebbe quindi arrivare più tardi rispetto agli altri Stati. E non sarebbe un dettaglio, se proprio dall'Alaska dovesse dipendere la maggioranza del Senato.
Iowa, il campione paralimpico sfida la deputata conservatrice
In Iowa a contendersi il seggio lasciato libero dalla repubblicana Joni Ernst sono Ashley Hinson, deputata conservatrice, e Josh Turek, parlamentare statale democratico.
Turek ha una storia particolare: è stato due volte medaglia d'oro paralimpica nel basket in carrozzina. Un'esperienza personale che è diventata anche parte della sua identità politica, insieme alle proposte sul costo della vita e sull'accessibilità dei servizi.

Hinson punta invece sull'esperienza maturata al Congresso e sul proprio radicamento nell'elettorato conservatore.
La competizione è tra le più incerte. E anche qui il confronto con le presidenziali del 2024 è significativo: Trump aveva conquistato l'Iowa con oltre 13 punti di vantaggio.
Maine, la senatrice moderata cerca il sesto mandato
Susan Collins è una delle figure più longeve del Senato americano. Repubblicana, considerata una moderata all'interno del proprio partito, cerca il sesto mandato in uno Stato che alle presidenziali vota prevalentemente democratico.
A sfidarla è Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, con un passato da lavoratore del settore forestale. Jackson è diventato il candidato democratico dopo il ritiro di Graham Platner, coinvolto in accuse di molestie sessuali che ha respinto.
La campagna si è concentrata anche su questioni molto concrete. Una su tutte, il costo del riscaldamento domestico, particolarmente sentito in uno Stato dove gli inverni sono lunghi e rigidi.
Ohio, l'ex senatore prova a riconquistare il seggio di Vance
In Ohio la sfida riguarda il seggio lasciato libero da JD Vance quando, nel gennaio del 2025, è diventato vicepresidente degli Stati Uniti.
Al suo posto era stato nominato il repubblicano Jon Husted, che ora deve affrontare gli elettori per completare il mandato fino al gennaio 2029.
A sfidarlo è Sherrod Brown, democratico che aveva rappresentato l'Ohio al Senato per tre mandati, prima di essere sconfitto nel 2024. Brown tenta quindi il ritorno a Washington, puntando soprattutto sulla difesa del lavoro industriale, tema che ha accompagnato tutta la sua carriera politica.
È una delle competizioni più costose del Paese. Secondo i dati riportati dall'Ansa, i conservatori hanno investito 232 milioni di dollari, contro i 118 milioni dei democratici.
Michigan, la sfida che divide anche i democratici
Il Michigan è diverso dagli altri Stati: qui i democratici non devono conquistare un seggio repubblicano, ma difenderne uno già in loro possesso.
Il senatore uscente Gary Peters ha deciso di non ricandidarsi. A contendersi il posto sono Abdul El-Sayed, medico ed ex responsabile della sanità pubblica di Detroit, e il repubblicano Mike Rogers, già deputato al Congresso.
El-Sayed, musulmano e molto critico nei confronti della politica israeliana a Gaza, rappresenta l'ala progressista del Partito democratico. La sua candidatura ha aperto un confronto anche all'interno del partito, fra chi ritiene necessario un cambiamento più radicale e chi teme di perdere il consenso degli elettori moderati.
Trump ha sostenuto Rogers, mentre Barack Obama è intervenuto a favore di El-Sayed. Il Michigan, conquistato dai repubblicani alle presidenziali del 2024 con un margine ristretto, sarà quindi anche un test per capire quale direzione potrebbe prendere il Partito democratico nei prossimi anni.
Georgia e South Carolina, i primi indizi della notte
Per capire come andranno le elezioni, però, non sarà necessario attendere i risultati di tutti e sette gli Stati. I primi segnali potrebbero arrivare dalla costa orientale, dove le urne chiuderanno prima.
In Georgia il democratico Jon Ossoff deve difendere il proprio seggio contro il repubblicano Mike Collins.
In South Carolina, invece, la sfida vede contrapposte Darline Graham, sorella del senatore repubblicano Lindsey Graham, morto lo scorso luglio, e la democratica Annie Andrews. Darline Graham è stata nominata per completare il mandato del fratello e ora cerca di ottenere dagli elettori un mandato pieno. Una competizione che si è fatta più incerta del previsto, nonostante la lunga tradizione repubblicana dello Stato.
I risultati di Georgia e South Carolina potrebbero offrire una prima indicazione sulla direzione del voto e, soprattutto, sull'attendibilità dei sondaggi.
Perché questo resta il grande interrogativo della vigilia: avranno ragione i sondaggi nel dire che l'America potrebbe essere pronta a cambiare gli equilibri del Congresso, anche negli Stati più conservatori? Non resta che aspettare.




