Economia

La Regione a Bruxelles: «Rafforzare il ruolo degli Enti locali»

Approvata in Consiglio la risoluzione sul programma di lavoro della Commissione europea. Vizzardi: «Focus su agricoltura, natalità e pace»
Il Pirellone, sede del Consiglio regionale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il Pirellone, sede del Consiglio regionale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Martedì è stato il giorno della Sessione europea in Consiglio regionale. È l’appuntamento annuale in cui in aula si discute esclusivamente del ruolo della Lombardia nell’ambito delle politiche legate all’Unione europea.

Partiamo subito da quello che conta. Al termine del lungo dibattito è stata approvata – con 43 voti a favore e 20 contrari – la Risoluzione sul «Programma di lavoro della Commissione europea - anno 2026 e le politiche dell’Unione europea di maggiore interesse per il tessuto socio-economico lombardo». È stata Chiara Valcepina di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione Bilancio e finanza a illustrarla all’Assemblea.

Una seduta del Consiglio regionale
Una seduta del Consiglio regionale

«La Sessione europea 2026 rappresenta un momento cruciale per Regione Lombardia – ha spiegato Valcepina, illustrando il documento –. Tra instabilità internazionale e scelte sul quadro finanziario Pluriennale 2028-2034, oggi l’Europa rischia di compiere un doppio errore: ridurre le risorse destinate ai territori e accentrare sempre più le decisioni, indebolendo il ruolo delle Regioni e la capacità di risposta ai bisogni reali di imprese e cittadini».

Il documento affronta punto per punto le diverse politiche dell’Unione europea (Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026; Quadro finanziario Pluriennale 2028-2034; Piani di partenariato nazionale e regionale; Fondo europeo per la competitività, e infine la Proposta per la nuova politica agricola comune), precisando poi linee di azione che la Regione è impegnata a perseguire nei confronti dell’attività delle istituzioni di Bruxelles. Il documento contiene oltre 60 impegni da attuare in tutte le sedi nazionali ed europee e delinea quindi le priorità strategiche per la Lombardia riguardo alla formazione delle politiche dell’Unione europea, valorizzandone gli aspetti positivi.

I temi

Sono molte le questioni che trovano spazio nella risoluzione. Sul fronte della difesa comune europea si promuove un approccio sistemico che integri protezione dei confini, cybersicurezza e difesa di domini strategici, salvaguardando le Pmi del settore, particolarmente presenti in Lombardia. E viene, inoltre, sollecitata una posizione più incisiva dell’Ue nel negoziato di pace sulla guerra russo-ucraina. La risoluzione critica poi il «Pacchetto automotive» della Commissione, giudicando insufficienti le misure sulle emissioni e sostenendo il principio della neutralità tecnologica, fondamentale per non penalizzare carburanti alternativi, biocarburanti e soluzioni ibride.

C’è poi la tematica del caro energia: in questo caso si chiede lo sviluppo di una vera Unione europea dell’energia, con approvvigionamenti sicuri, fonti diversificate e costi contenuti, e una revisione del sistema Ets. Per quanto riguarda le prospettive della futura politica di coesione, la Risoluzione ribadisce la centralità delle Regioni e delle Autonomie locali nella programmazione e nell’attuazione degli interventi. In particolare, alcuni punti rivendicano «una vera strategia per la montagna».

Il documento richiama, inoltre, l’importanza di salvaguardare il ruolo della Politica agricola comune, riconosciuta come strumento strategico per la competitività del comparto agroalimentare, la sicurezza alimentare e la coesione territoriale. Il testo esprime poi preoccupazione per la proposta di riforma del Bilancio europeo che prevede una riduzione significativa delle risorse destinate alla Politica di coesione e alla Politica agricola comune, con possibili ripercussioni rilevanti anche per la Lombardia.

La Risoluzione sottolinea, infine, l’urgenza di politiche europee capaci di coniugare sviluppo economico, coesione sociale e sicurezza, sostenendo il contributo dei territori e rafforzando il coinvolgimento degli Enti locali nei processi decisionali europei.

Il voto

In dichiarazione di voto sono intervenuti il capogruppo di Forza Italia Fabrizio Figini che ha sottolineato l’importanza del documento a sostegno della transizione ecologica, la neutralità tecnologica e la difesa dell’agricoltura. Il capogruppo della Lega Alessandro Corbetta ha invece difeso «l’Europa dei popoli, contro decisioni sbagliate nel metodo e ne contenuto e che mettono a rischio le eccellenze del territorio lombardo». Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Christian Garavaglia, ha definito il documento «oculato e propositivo, con linee strategiche su competitività, autorevolezza internazionale, supporto filiere industriali e rispetto ambientale».

Le opposizioni

Nel motivare il voto contrario del Pd è intervenuto Carlo Borghetti che ha criticato l’atteggiamento ondivago della maggioranza su alcuni temi cruciali europei. «La destra ha dimostrato al suo interno contraddizioni nel sostegno necessario alle istituzioni europee – ha specificato –. Noi non abbiamo dubbi: è un’Unione europea più forte e coesa l’orizzonte necessario per il futuro della Lombardia e del Paese. Per noi coesione e transizione ecologica, ad esempio, non sono un ostacolo alla competitività, ma al contrario un fattore necessario di sviluppo in grado di creare posti di lavoro mentre si migliora l’ambiente in cui viviamo.

Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 stelle hanno presentato una risoluzione congiunta, alternativa a quella depositata dalla maggioranza. «Il testo del centrodestra è un condensato di contraddizioni sui temi centrali che caratterizzano questa caotica fase politica – spiega il consigliere di Avs Onorio Rosati –. Si proclama a più riprese la necessità di un’Europa indipendente, dal punto di vista commerciale, militare, tecnologico, energetico, agricolo, ma si tratta di dichiarazioni di principio che vengono smentite a livello centrale dalle politiche del governo Meloni. Il loro documento è un appello rivolto all’Europa di procedere sulla strada dell’indipendenza, ma privo di indicazioni reali».

Il commento di Vizzardi

Nel corso della Sessione europea del Consiglio regionale della Lombardia, il consigliere del gruppo misto Massimo Vizzardi ha presentato tre ordini del giorno collegati alla risoluzione sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026, portando all’attenzione dell’Aula alcune priorità strategiche per il territorio lombardo.

«I territori devono poter contribuire in modo concreto alla costruzione delle politiche europee – ha dichiarato Vizzardi –. La Sessione europea rappresenta un’occasione preziosa per portare a Bruxelles la voce della Lombardia, con proposte chiare e radicate nella realtà».

Con gli ordini del giorno il consigliere ha voluto porre l’accento su tre temi differenti: il ruolo dell’Europa nello scenario internazionale, la tutela del comparto agricolo e il sostegno alla natalità e alla conciliazione vita-lavoro.

Massimo Vizzardi - © www.giornaledibrescia.it
Massimo Vizzardi - © www.giornaledibrescia.it

Per quanto riguarda il primo punto Vizzardi ha precisato che «in uno scenario internazionale segnato da conflitti e instabilità crescente, l’Europa non può permettersi di restare ai margini, ma deve essere protagonista, con una voce unica e autorevole». Per il consigliere serve «investire di più nella diplomazia, sostenere con convinzione il multilateralismo e rafforzare il ruolo delle istituzioni internazionali. Solo così l’Europa potrà essere un vero attore di pace».

C’è poi la questione dell’agricoltura, «molto più di un settore produttivo» per il consigliere, che precisa come «non possiamo accettare una concorrenza basata su regole diverse. Serve rafforzare il principio di reciprocità e garantire controlli più efficaci alle frontiere. Vogliamo un’Europa aperta ai mercati, ma che sappia difendere il proprio modello agricolo, la qualità delle produzioni e il lavoro dei nostri agricoltori».

Infine il tema demografico. «I dati parlano chiaro: siamo di fronte a una sfida strutturale che riguarda il futuro delle nostre comunità – sottolinea Vizzardi –. È anche una questione economica e sociale». Una criticità che può essere risolta esclusivamente con politiche europee più incisive e un approccio integrato secondo l’ex sindaco di Chiari. «Sostenere la natalità non significa imporre scelte – conclude il consigliere – ma creare le condizioni perché donne e uomini possano scegliere liberamente di avere figli, senza dover rinunciare al lavoro o alla propria realizzazione personale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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