Negli ultimi giorni anche in Italia si è acceso il dibattito sulla cosiddetta «cultura woke». Diversi politici italiani hanno infatti ripreso e commentato le dichiarazioni della deputata democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, che in una recente intervista ha preso le distanze dalla prima stagione del «woke». Il leader del movimento 5Stelle Giuseppe Conte, per esempio, ha pubblicato su Repubblica una lettera in cui ha denunciato il rischio di «conformismo ideologico» e di compressione della libertà di opinione legato alla cultura «woke», pur riconoscendo al fenomeno il merito di aver portato l’attenzione su alcune discriminazioni.
Anche Matteo Renzi è intervenuto nel dibattito, sostenendo la necessità di superare l’«ideologia» woke per concentrarsi invece, a sinistra, su temi sociali. Altre voci, come quella dell'eurodeputato dem Alessandro Zan, hanno invece difeso l'importanza di affiancare ai diritti sociali anche quelli legati alla lotta alle discriminazioni. Il tema divide anche l'opinione pubblica: c’è chi vede nel woke uno strumento utile per dare voce alle minoranze e alle battaglie per l'inclusione e chi invece lo considera un’ideologia che ha finito per imporre un pensiero unico. Tu cosa ne pensi?



