Inselvini: «La missione in Libano per la difesa dell’identità cristiana»

Il Medio Oriente è segnato dalle guerre. Il conflitto arabo israeliano continua a martoriare un territorio che da ottant’anni vive una profonda forma di instabilità. Il massacro degli ultimi anni nella striscia di Gaza è purtroppo l’ennesimo capitolo di una lunga storia. Che coinvolge anche i paesi confinanti con Israele e la Palestina. Tra questi c’è il Libano, dove lo Stato riconosce 18 confessioni religiose.
Paolo Inselvini, eurodeputato di Ecr eletto con Fratelli d’Italia, ci è stato di recente per una missione che aveva l’obiettivo di «monitorare la condizione dei cristiani libanesi».
Onorevole Inselvini, com’è nata l’idea di andare in Libano?
Al Parlamento europeo mi occupo, tra le altre cose, della difesa dei cristiani in Europa, ma non mi dimentico di quelli nelle altri parti del mondo e della condizione critica di chi vive in Medio Oriente. Se ne parla poco, ma i cristiani sono i religiosi più perseguitati al mondo. Ho poi sfruttato l’amicizia che mi lega alla Fondazione Sos cristiani d’Oriente, che da anni sta accanto ai cristiani che vivono situazioni di pericolo in paesi come Etiopia, Iraq, Siria e, appunto, Libano.
Sappiamo che è stato nel Sud, ad Alma el Chaab, Yaroun e Derdghaiya, luoghi bombardati dall’esercito Israeliano per colpire – secondo Tel Aviv – infrastrutture di Hezbollah. Cos’ha visto?
Distruzione. Due villaggi cristiani e un villaggio in cui convivono cristiani e mussulmani sciiti completamente distrutti.

La situazione è decisamente delicata. Hezbollah in Libano rappresenta sia un partito politico – con dei membri in Parlamento – che una forza paramilitare quasi più forte dell’esercito regolare libanese. Lo Stato vorrebbe difendere i propri confini in autonomia, ma finché Israele continua con i bombardamenti, Hezbollah non riconsegnerà le armi. Dall’altro lato l’esercito israeliano si giustifica dicendo che gli attacchi sono motivati proprio dalle armi che possiede la milizia. È uno stallo dal quale è difficile uscire.
Il problema è che nel frattempo migliaia e migliaia di famiglie perdono tutto. Ho visto dei villaggi completamente rasi al suolo e delle chiese distrutte. I racconti dei civili sono strazianti. In questo contesto costruire la pace non è per nulla facile.
Ecco, la pace. Lei è stato a pochi chilometri dal confine con Israele. Cosa ne pensa di quello che è successo in Palestina e degli ultimi sviluppi?
Si sono fatti dei passi verso la pace, ma non è ancora stata raggiunta. Come ha detto il cardinale Pizzaballa, per rimarginare certe ferite serviranno decenni. Per arrivarci, però, bisogna riconoscere pienamente le esigenze di entrambe le parti. Israele deve riconoscere lo Stato palestinese, ma allo stesso tempo in Palestina devono essere rispettate le esigenze di Tel Aviv.
A fianco dei Cristiani e dei civili nel Sud del Libano!
— Paolo Inselvini (@PaoloInselvini) October 21, 2025
Sono stato ad Alma Chaab, Yaroun e Derdghaiya dove i bombardamenti subiti hanno raso al suolo villaggi interi, tolto un tetto sotto cui vivere a migliaia di famiglie e distrutto luoghi Sacri secolari e Chiese.@NicolasBay_ pic.twitter.com/24zSfMFpjV
L’Europa però non è mai intervenuta in maniera forte sulla questione, come mai?
Più in generale dico che l’Europa dovrebbe riacquisire più centralità dal punto di vista geopolitico e lo può fare solo se, anche discutendo fra noi in Parlamento e in Commissione, si cerca di avere una linea estera comune. Certo, ispirata a quelle che sono le nostre priorità e i nostri valori. E tra questi c’è sicuramente la difesa dei cristiani in tutto il mondo.
Cosa porterà in Parlamento da questo viaggio?
L’Europa deve cercare di stare a fianco alle persone che soffrono in tutto il mondo, e in particolare in Medio Oriente dove il quadro è davvero tragico. Mi impegnerò per far sì che questo accada. Dal punto di vista pratico organizzeremo una raccolta fondi tra un paio di settimane per i villaggi distrutti nel sud del Libano.
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