La ricostruzione in Medio Oriente e il ruolo protagonista dell’Italia

In una giornata che riapre il cuore alla speranza, ogni Paese fa i conti con il proprio ruolo nella fase che si apre ora in Medio Oriente. Se è vero che l’Unione europea è stata marginale nella tragica vicenda di Gaza, e che i veri protagonisti sono stati gli Stati Uniti di Donald Trump e le autocrazie musulmane, è anche vero che ora si deve parlare di ricostruzione di quanto è stato distrutto, devastato, annientato nei corpi e negli oggetti.
Tutti i Paesi stanno lavorando già a questo, e anche l’Italia lo fa. Anzi, continua a farlo. Lo testimonia la notizia che Giorgia Meloni ha partecipato ad un incontro a latere, in Egitto, per parlare concretamente del futuro di Gaza, e che nelle stesse ore, nelle campagne del Sussex un nostro plenipotenziario era presente ad una riunione a porte chiuse di alti funzionari convocata dal governo britannico con la stessa agenda.
Dice Giorgia Meloni che non è il momento della prima fila ma è quello del lavoro, ed è giusto, tanto più per un Paese come il nostro che tradizionalmente, da sempre, è in grado di dialogare con tutti i protagonisti della fornace mediorientale. Se nelle più recenti stagioni, e anche in questa, il pendolo della nostra diplomazia si è spostato sensibilmente verso gli israeliani, al contrario di quanto accadeva nella prima Repubblica, in ogni caso l’Italia è guardata con rispetto da tutti. È un patrimonio che è stato costruito in tanti modi, tra i più importanti dei quali la benevolenza che si sono conquistata i nostri militari nelle missioni di pace, a cominciare dalla più antica, quella in Libano. E naturalmente è un patrimonio che deve essere implementato. Siamo a disposizione innanzitutto per l’assistenza, e da tempo l’Italia è il Paese che ha accolto più palestinesi (soprattutto bambini) profughi e bisognosi di cure urgenti. Non solo i nostri ospedali sono aperti, ma siamo in grado di impiantarne altri sul posto mobilitando sanitari e protezione civile.
A margine della cerimonia della firma del Piano di Pace per il Medio Oriente, ho avuto un incontro bilaterale con il Presidente dell’Egitto, Abdel Fattah Al Sisi.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 13, 2025
Abbiamo discusso i prossimi passi nella realizzazione del piano di pace e ho ribadito l’impegno dell’Italia a… pic.twitter.com/rAnnCxBZve
L’Italia col programma «Food for Gaza» ha trasferito oltre duemila tonnellate di cibo e medicinali destinati alla stremata popolazione civile della Striscia. Infine in quel mare di rovine che oggi è Gaza, gli italiani sono in grado di intervenire efficacemente dal momento che i terremoti ci hanno reso tra i paesi più esperti al mondo nella ricostruzione degli edifici e nella ingegneria d’avanguardia. Tutto questo potrebbe tradursi in un seggio del Board che presto prenderà le redini del governo dei gazawi sottratti, speriamo presto, alla protervia sanguinaria delle bande di Hamas.
Se questo può apparire un ragionamento un po’ troppo crudo e in fondo interessato (le borse registrano le prospettive del business), l’impressione può essere bilanciata da una semplice considerazione: se a Gaza si costruiscono in tempi ragionevoli condizioni di vita realmente umane in cui i fondi si impiegano per costruire case, ospedali e scuole anziché tunnel e bunker in cemento armato, forse si potrà diluire quella montagna di dolore e quindi di rancore e odio che questi due anni hanno provveduto ad innalzare. Il benessere è umanistico, e contribuirvi è anche un’operazione di peacekeeping.
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