Politica

Hub per migranti in Paesi terzi: «Morte del diritto d’asilo»

Luca Masera, docente di Diritto penale all’Università degli studi di Brescia e componente dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, sulla proposta che si discuterà oggi nella riunione dei ministri degli Interni europei
Un centro per il rimpatrio dei migranti in Albania
Un centro per il rimpatrio dei migranti in Albania

«La morte del diritto d’asilo». Così Luca Masera, ordinario di diritto penale all'Università degli studi di Brescia, esperto di immigrazione e componente dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), definisce la proposta di creare hub europei per migranti in Paesi terzi, che oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi porterà alla riunione straordinaria del Consiglio Ue informale interni, a pochi giorni dalla crisi di Ceuta.

Secondo il docente, questi centri sarebbero la fine del diritto d’asilo, che prevede invece, «la possibilità di accedere a un territorio e lì chiedere protezione. Con questi centri uno Stato si libererebbe del migrante senza valutare la sua situazione, mandandolo direttamente nel Paese terzo».

«Criticità operative e normative»

Il progetto punta a realizzare centri sul modello di quelli creati in Albania ma in Paesi extra-Ue: «Sulla proposta sicuramente ci sono criticità sia da punto di vista operativo sia normativo, ossia della legittimità – spiega Masera –. Partendo dalla legittimità, recentemente è stato approvato il nuovo regolamento rimpatri che prevede la possibilità di collaborazione con Paesi terzi sicuri che possono occuparsi del trattenimento dei migranti irregolari, ma non è detto che tutto ciò sia ritenuto compatibile con la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue e quindi legittimo. Il fatto che ci sia un regolamento dell'Unione non vuol dire automaticamente che sia legittimo, è un po' come avviene per una legge italiana che deve essere conforme alla Costituzione».

Luca Masera
Luca Masera

Controllo in mano al Paese terzo

Inoltre, secondo il professore dell'UniBs, «bisogna capire quale sarà il progetto perché ci sono due modelli: uno è l'Albania che era pensato per chi arrivava in acque internazionali e veniva spostato lì, ma era l'autorità italiana a valutare le situazioni, tutto rimaneva sotto il controllo italiano». Invece, «il modello che sembra volersi realizzare pare ancora più estremo perché, come già visto anni fa con l'accordo Ruanda-Regno Unito, sarebbe il Paese terzo a gestire tutto e a decidere anche sulla protezione internazionale. Un progetto che è già stato giudicato illegittimo sia dalla Corte suprema inglese sia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Mi sembra molto difficile che questa valutazione possa cambiare».

Il punto, per il docente, è che «non si può rinviare questi migranti verso un Paese in cui non ho certezza che vengano rispettati i diritti». Infine, dal punto di vista operativo «l'Albania è stato un fallimento sia come spese sia come risultati concreti, con numeri molto bassi di soggetti rimpatriati e un costo stratosferico per ogni migrante transitato". 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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