Un’apertura alla revisione, ma nessun rinvio dell’Ets2. È il compromesso raggiunto al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Bruxelles, dopo il confronto tra i governi sulla politica climatica e sui costi dell’energia. L’Italia rivendica di aver portato il tema al centro del vertice, ma il sistema che dal 2028 interesserà anche i combustibili per trasporti e riscaldamento, per ora, resta confermato. Un esito che Fratelli d’Italia considera un primo passo, chiedendo però interventi più incisivi.
Confronto
Nelle conclusioni, i leader europei hanno invitato la Commissione ad aggiornare la valutazione degli effetti dell’Ets2 e delle misure di salvaguardia. La richiesta risponde alle preoccupazioni dei Paesi che temono ricadute sui prezzi pagati da cittadini e imprese. Non è stata invece approvata la sospensione del meccanismo né una nuova data di entrata in vigore. Il confronto oppone chi chiede di alleggerire i costi della transizione a chi ritiene necessario mantenere gli strumenti di riduzione delle emissioni e dare certezze agli investimenti.
Bruxelles, punto stampa al termine del Consiglio europeo. https://t.co/mCiDhTig8K
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 16, 2026
Per il Governo Meloni il riferimento inserito nel documento finale costituisce un risultato politico. Roma, anche attraverso un’iniziativa comune con la Repubblica Ceca, aveva sollecitato una revisione delle regole per evitare ulteriori pressioni sulle bollette e sulla competitività dell’industria europea. Il punto più delicato rimane l’Ets2: a differenza del sistema già applicato alle grandi industrie, coinvolgerà i fornitori di combustibili usati nelle abitazioni e nei trasporti stradali, con il rischio che parte dei costi venga trasferita sui consumatori.
Il negoziato, tuttavia, non si esaurisce con le conclusioni del Consiglio europeo. La Commissione dovrà esaminare i possibili correttivi e gli Stati membri dovranno tornare a confrontarsi sulle eventuali modifiche. Per ora, dunque, la richiesta italiana di posticipare l’Ets2 resta una proposta politica, non una decisione dell’Unione.
Le voci
È anche su questa distanza fra apertura e risultati concreti che si concentra la posizione degli europarlamentari bresciani di Fratelli d’Italia-Ecr, Paolo Inselvini e Mariateresa Vivaldini.
«Dopo aver messo in ginocchio la competitività delle nostre imprese con l’Ets1, Bruxelles si prepara a presentare il conto anche alle famiglie europee», afferma Inselvini. A suo giudizio il nuovo sistema rischia di trasformarsi in una «stangata su carburanti e riscaldamento», con effetti sui bilanci domestici e sulle piccole aziende. L’eurodeputato riconosce il valore del passaggio politico ottenuto dal Governo: «Grazie alla determinazione del Governo Meloni, insieme ad altri Stati membri, il Consiglio europeo ha finalmente riconosciuto la necessità di rivalutare gli impatti dell’Ets2». Ma avverte: «Ora servono fatti: la Commissione europea deve cambiare rotta e rinviare l’entrata in vigore di questo meccanismo».
Inselvini lega la questione al territorio. «Penso soprattutto al tessuto produttivo bresciano, che ogni giorno paga il prezzo delle politiche ideologiche del Green Deal», sostiene, richiamando la concorrenza delle economie extraeuropee, a partire dalla Cina. Per l’esponente di FdI il problema non è soltanto il nuovo costo che potrebbe gravare sulle famiglie: c’è anche il peso degli oneri energetici sulle imprese manifatturiere. «La transizione energetica non può diventare una tassa permanente contro chi produce e chi lavora», conclude.

Sulla stessa linea Vivaldini: «Sul tema dell’Ets2 l’Italia ha fatto bene a porre un punto fermo in Europa. Il fatto che nelle conclusioni del Consiglio europeo sia entrata la richiesta alla Commissione di rivalutarne gli impatti rappresenta un primo passo, ma non può essere considerato sufficiente». L’europarlamentare richiama chi usa l’automobile quotidianamente per lavorare, le famiglie che devono riscaldare casa e le aziende già alle prese con il costo dell’energia.
«La linea indicata dal presidente Meloni è chiara: la decarbonizzazione non può significare deindustrializzazione», osserva Vivaldini. Da qui il sostegno alla battaglia portata avanti da Fratelli d’Italia in Europa, anche con il capodelegazione Carlo Fidanza, per rinviare l’Ets2. La transizione, aggiunge, deve essere economicamente sostenibile e rispettare il principio della neutralità tecnologica, senza imporre soluzioni troppo onerose per cittadini e imprese.
Le due prese di posizione mettono in luce la strategia politica di FdI: rivendicare l’apertura ottenuta da Meloni, ma continuare a premere su Bruxelles perché si traduca in una modifica delle regole. Sul fronte europeo, invece, resta da trovare un equilibrio tra tutela della competitività, contenimento del caro energia e obiettivi ambientali. La richiesta di una nuova valutazione è un passaggio del confronto, non ancora il suo esito. E per un territorio industriale come quello bresciano la questione è tutt’altro che astratta: riguarda il costo di produrre, lavorare e, in prospettiva, muoversi e riscaldare casa.
Cos’è l’Ets
Un tetto alle emissioni che si abbassa anno dopo anno per accompagnare l’Europa verso la neutralità climatica entro il 2050. È il principio dell’Ets (Emission Trading System), il mercato europeo della CO2 basato sulla regola «chi inquina paga».
Introdotto nel 2005 per dare attuazione al Protocollo di Kyoto, il sistema fissa un limite alle emissioni complessive, che viene gradualmente ridotto. Ogni tonnellata di CO2 emessa ha un prezzo: le imprese acquistano quote all’asta o sul mercato, oppure ne ricevono una parte gratuitamente. A fine anno devono restituire un numero di quote pari alle emissioni effettive. Chi ne ha in eccesso può venderle, chi ne è sprovvisto deve acquistarne altre. Il prezzo varia in base alla domanda e all’offerta, trasformando l’inquinamento in un costo per le aziende e incentivando gli investimenti in tecnologie meno inquinanti.
We're proposing an update to the Market Stability Reserve Decision to ensure a stable, well-functioning carbon market. The EU ETS is key for decarbonisation, reducing fossil fuel consumption, lowering import dependence and driving investments ↓ https://t.co/OKVBcedJQW https://t.co/3iy6IvvDUp
— European Commission (@EU_Commission) April 1, 2026
Alcuni settori esposti alla concorrenza internazionale, come acciaio e cemento, ricevono ancora quote gratuite per evitare la delocalizzazione delle produzioni. Queste assegnazioni saranno però progressivamente ridotte. In parallelo entra in gioco il Cbam, il meccanismo che applica un prezzo alle emissioni incorporate in determinati beni importati nell’Ue. I proventi delle aste contribuiscono a finanziare la transizione ecologica.
Oggi l’Ets coinvolge grandi industrie, produzione di energia, aviazione e trasporto marittimo. La novità più delicata è l’Ets2: dal 2028 interesserà i fornitori di combustibili utilizzati per il riscaldamento e i trasporti stradali. I maggiori costi potrebbero riflettersi sui prezzi pagati da famiglie e automobilisti, attraverso rincari di benzina, diesel e riscaldamento. Per attenuarne l’impatto sui soggetti più vulnerabili, l’Ue ha previsto un Fondo sociale per il clima.




