Finora la stagione autunnale ha seguito un copione a dir poco monotematico: alta pressione, tempo stabile e massime superiori alla media del periodo. Nemmeno i primi giorni di ottobre sono riusciti a portare qualche novità, a causa di un anticiclone quasi inamovibile, che ieri ha finalmente iniziato a vacillare. Per gli appassionati di meteorologia la situazione delle ultime settimane assomiglia molto a una partita di calcio giocata a ritmi blandi, senza occasioni da gol e destinata a concludersi con uno scialbo zero a zero. La quintessenza della noia, ma ora si scorgono i primi, timidi segnali di cambiamento. Nell’attesa, cerchiamo qualche variazione sul tema sfogliando le pagine della nostra serie storica.
In passato
In passato il mese di ottobre ha portato con sé disastrose ondate di maltempo, come la tempesta Vaia, che nel 2018 colpì duramente il Nord Italia, ma in questo periodo dell’anno capita anche di vivere parentesi miti, accompagnate da estese aree di alta pressione, con temperature superiori alla media del periodo: le classiche «ottobrate».
Di solito, con l’avanzare della stagione, arrivano anche le prime, vere perturbazioni atlantiche di stampo autunnale, in grado di portare precipitazioni diffuse e abbondanti. Per ammirare i prati coperti di brina, nella maggior parte dei casi, bisogna invece aspettare il mese di novembre, ma a volte le irruzioni fredde giocano d’anticipo: all’alba del 30 ottobre 1997 la stazione meteorologica di Ghedi rilevò una minima degna del mese di gennaio, pari a -5,8°C.
Ben diverso ciò che accadde tre anni fa, quando un’incredibile ondata di caldo fuori stagione provocò un rialzo termico da record: nel pomeriggio del 9 ottobre 2023 l’osservatorio dell’istituto Pastori rilevò una massima dal sapore pienamente estivo, pari a +31,3°C.
Il nuovo meteoquiz
È arrivato il momento di scoprire insieme la soluzione dell’ultimo meteoquiz: in particolari condizioni di temperatura e umidità, i singoli cristalli di ghiaccio possono dar vita a fiocchi di neve di enormi dimensioni. Le cronache del passato narrano di un fiocco, caduto il 28 gennaio 1887 a Fort Keogh, nel Montana, il cui diametro avrebbe raggiunto l’improbabile dimensione di 38 centimetri.
Non esistono prove fotografiche dell’evento e lo scetticismo è più che comprensibile, ma alcuni testimoni parlarono di «fiocchi grandi quanto cappelli da cowboy» o «padelle per il latte. È inverosimile ipotizzare che sia davvero caduto un fiocco simile, tuttavia in particolari condizioni, quando si verifica l’aggregazione di moltissimi cristalli di neve, il diametro può raggiungere i 7-8 centimetri.
Ed ora, ecco il nuovo quesito a sfondo meteorologico.



