Passione Meteo

Il freddo e la neve in maggio di sette anni fa

In quel periodo, in Valtrompia i fiocchi si spinsero fin verso i 500-600 metri di quota. A Mompiano si registrarono +4,4°C
Riccardo Paroni
Un paesaggio innevato - © www.giornaledibrescia.it
Un paesaggio innevato - © www.giornaledibrescia.it

Se qualcuno pensa che solitamente maggio sia un mese stabile e caldo, si sbaglia. Oltre ai record storici, di cui abbiamo parlato una settimana fa, nella nostra serie storica troviamo molti eventi che dimostrano quanto il menù meteorologico, in questo periodo dell’anno, possa essere vario.

Sette anni fa, ad esempio, arrivò un’irruzione fredda fuori stagione, con temperature nettamente inferiori alla media e nevicate a quote collinari: all’alba del 15 maggio la stazione meteorologica di Pozzolengo rilevò una temperatura di +4,0°C, ma anche in città il freddo si fece sentire, con una minima di +4,4°C a Mompiano.

In quel periodo, in Valtrompia i fiocchi si spinsero fin verso i 500-600 metri di quota, con accumuli modesti, mentre sull’appennino modenese la neve diede spettacolo e la coltre bianca, in alcune zone, superò il mezzo metro di altezza.

Maggio «capriccioso»

Se parliamo di pioggia, spiccano i 150 millimetri caduti a Brescia dalle ore 19.00 del 4 maggio 2010 alla stessa ora del giorno seguente, che rappresentano un record imbattuto (e così, abbiamo già scoperto la soluzione dell’ultimo meteoquiz), ma gli esempi di perturbazioni intense giunte in questo periodo dell’anno si sprecano.

Perché il mese di maggio è spesso così «capriccioso»? Il fatto che questo sia un periodo di transizione fra la primavera e l’estate ci aiuta a capirne le ragioni: le temperature aumentano, fornendo all’atmosfera una buona quantità di energia, ma al tempo stesso l’alta pressione subtropicale non riesce ancora ad abbracciare con decisione l’Europa centro-meridionale, come invece accade nel cuore della stagione calda.

Di conseguenza, le correnti umide e instabili in arrivo dall’Atlantico non incontrano ostacoli e riescono a raggiungere con facilità il Nord Italia. L’energia presente in atmosfera si traduce spesso in rovesci e temporali, alternati a fasi stabili che poi lasciano spazio a nuovi peggioramenti. È la classica variabilità primaverile, alimentata dai contrasti tipici di un periodo in cui le ultime irruzioni «fredde» si scontrano con le correnti calde che iniziano ad arrivare dai quadranti meridionali.

Alti e bassi, bruschi sbalzi termici, temporali, grandinate, forti raffiche di vento, giornate di sole: fa tutto parte del variegato panorama meteorologico primaverile.Ecco perché agli appassionati di meteorologia viene da sorridere quando qualcuno, di fronte all’instabilità o ai repentini cambi di temperatura, parla di «primavera impazzita». No, non è affatto impazzita, anzi… lo sarebbe se ci proponesse una lunga serie di giornate stabili e calde (come molti vorrebbero).

Il meteoquiz

Oggi vi chiediamo di ripensare alle stagioni estive degli ultimi diciotto anni, che corrispondono ad un totale di cinquantaquattro mesi.

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