Se son viole profumeranno (elogio di un fiore mai banale)

Ricordi? Sbocciavan le viole, con le nostre parole «Non ci lasceremo mai, mai e poi mai». Nella serata delle cover dell’ultimo Festival di Sanremo il rapper Nayt e Joan Thiele hanno proposto «La canzone dell'amore perduto» di Fabrizio De Andrè, uscita come 45 giri esattamente sessant’anni fa nel marzo 1966.
L’incipit della celebre ballata del cantautore genovese che racconta la fine di un amore richiama il tempo dell’apparizione delle viole, fiori che da sempre sono stati fonte d’ispirazione di poesie e canzoni romantiche, simboli naturali di sospensione tra la difficoltà di alcuni rapporti e la delicatezza delle loro forme e del loro profumo.
Simboli, profumi e tradizioni
Viola è un genere della famiglia Violacee, relativamente poco numerosa ma ampiamente diffusa in molte zone del mondo, sulle Alpi così come nelle zone temperate, subtropicali e tropicali di tutti i continenti, ed è stata introdotta in Europa dal Medio Oriente. Si tratta di un genere complesso a livello di sistematica, e l’identificazione è resa difficoltosa dalla capacità di ibridazione. In Italia si possono incontrare una sessantina di entità tra specie e sottospecie, metà delle quali in Lombardia.
In virtù dell’apprezzamento che hanno sempre riscosso le viole sono coltivate fin dall’antichità e proposte come piante ornamentali, ma possono sfuggire alla coltivazione e inselvatichirsi su incolti, margini boschivi e prati ombreggiati. Quando le temperature più miti annunciano la primavera tra le fioriture delle specie erbacee compaiono le macchie colorate delle violette selvatiche.
Con questo nome si fa riferimento a Viola odorata (da odóro: emanare profumo gradevole), facilmente osservabile anche su tutto il territorio bresciano fino a quote superiori a mille metri e conosciuta con il nome di viola mammola. Le sue foglie a cuore formano una rosetta basale, e il fiore mostra cinque petali di colore viola.
Sono decisamente più appariscenti le varietà coltivate, con fiori spesso più grandi e di tonalità differenti, dal porpora al rosa, al bianco, e con petali screziati. Il profumo richiama gli insetti impollinatori, che avvicinandosi attratti dal nettare aiutano la pianta nella riproduzione, che avviene anche per via vegetativa tramite gli stoloni.
Nei contesti urbani trova spazio nei cortili, nelle aiole e sui balconi, e viene apprezzata dall’antichità fino ad oggi anche in diversi ambiti dalla cucina e della farmacologia.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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