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Una primula non fa primavera, ma tra i petali ne porta l’annuncio

Ruggero Bontempi
In termine tecnico si chiama «flora nemorale» e indica quelle piante con un ciclo vitale che raggiunge l’apice prima del risveglio della foresta
Detta anche «bifolia», è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asparagacee
Detta anche «bifolia», è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asparagacee
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Fate largo all’arrivo della primavera! I segni del prossimo avvicendamento di stagione, complice anche l’innalzamento delle temperature avvenuto la scorsa settimana, si osservano sempre più chiaramente nei prati e sui versanti boschivi di bassa e di media quota, nei quali gli escursionisti riscontrano la presenza di lucertole, insetti e uccelli.

I primi segnali della primavera

Il bosco spoglio e dalle tonalità spente proprie della sua veste invernale sta ravvivando la tavolozza dei colori grazie alle prime fioriture capaci di cogliere il passaggio dei raggi solari che attraversano le chiome degli alberi, e restituiscono al terreno un gradito tepore.

Un contributo particolare a questa entusiasmante fase di ripartenza della natura è dovuto alle specie sentinella che compongono la cosiddetta flora nemorale, delle quali la primula comune è una delle più diffuse anche sulle colline che circondano la città di Brescia. Primula vulgaris deriva il nome della specie dal diminutivo di “prímus” (primo), indicante proprio la sua fioritura precoce rispetto alle altre piante.

La primula e la flora dei boschi

Il termine di origine latina “nemoralis” viene utilizzato dai botanici per indicare una pianta, generalmente erbacea perenne, tipica dei boschi, che presenta un ciclo vitale che raggiunge il suo momento apicale prima che avvenga il risveglio vegetativo della foresta. Le specie nemorali emettono le loro foglie nel corso di quella corta finestra temporale che si estende dalle prime giornate di clima mite fino al completamento della copertura delle chiome delle piante.

Quando le nuove foglie degli alberi saranno così diffuse sui rami da precludere il passaggio della luce, le specie nemorali sottostanti si dedicheranno alla maturazione dei loro frutti, aspettando con pazienza la fine dell’inverno successivo in un tempo sospeso che trascorreranno sottoterra in forma di rizomi o di bulbi.

I fiori sentinella del sottobosco

Nel fresco e umido sottobosco, oltre alla primula comune, tra le nemorali fanno capolino anche il bucaneve (Galanthus nivalis), graziosa pianta dal nome evocativo della famiglia delle Amarillidacee diffusa su quasi tutte le regioni italiane, il dente di cane (Erithronium dens-canis) con il suo solitario fiore pendulo e le foglie verdi con le caratteristiche macchie vinose sulla parte rivolta verso l’alto, e la scilla silvestre (Scilla bifolia), con le due foglie lucenti che risalgono fino alla metà del fusto. Altre specie di questo gruppo sono i crochi, gli ellebori, i campanellini e l’erba trinità. E poi primavera sia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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