Outdoor

Viburno oppio, la pianta che regala bacche preziose per l’avifauna

In queste settimane di ottobre, grazie alle sue drupe sferiche di vivace colore rosso a maturazione, richiama l’attenzione degli escursionisti
Le bacche del viburno oppio
Le bacche del viburno oppio

Tra le memorie che ancora oggi si tramandano sul territorio della provincia di Brescia relative all’attività venatoria e all’uccellagione affonda le sue radici nel tempo, nei roccoli e negli appostamenti di caccia fissi, la messa a dimora di alberi e di arbusti di diversa grandezza, che continuano a comunicare un senso di ordine e inventiva osservando le sapienti tecniche di mantenimento e di potatura utilizzate.

La pratica

In alta Valle Trompia, sulla base delle testimonianze raccolte per la compilazione di interessanti pubblicazioni dedicate a fare conoscere i luoghi e le tecniche dell’uccellagione, tra le piante più spesso utilizzate per realizzare le suggestive architetture dei corridoi verdi figurano i carpini. All’interno di questi semicerchi venivano posizionate altre piante quali ad esempio faggi, betulle e ciliegi che assolvevano alla funzione di posatoi per gli uccelli.

La pianta

Indispensabili erano anche la ben conosciuta pianta del sorbo degli uccellatori, e unitamente di quella del viburno oppio (Viburnum opulus), che con i suoi frutti a grappoli larghi dalla forma di ombrello che rimangono sulla pianta per diverso tempo, anche successivamente alla caduta delle foglie, rappresentano una risorsa alimentare importante per l’avifauna selvatica durante i mesi più freddi dell’anno.

Conosciuto anche come «palla di neve» (i suoi fiori hanno piccole dimensioni e sono di colore bianco), il viburno oppio è citato anche da Virgilio e da altri autori, e in queste settimane di ottobre, grazie alle sue drupe sferiche di vivace colore rosso a maturazione, richiama l’attenzione degli escursionisti.

Le caratteristiche

Questo arbusto di origine europea è spontaneamente diffuso sul territorio bresciano su vaste superfici, dalle zone umide di campagna e dalle rive dei grandi fiumi fino alle aree di montagna, dove si spinge fino ad un’altitudine approssimativa di circa mille metri. Ha un portamento esclusivamente arbustivo e cespuglioso, la sua altezza si attesta generalmente tra i due e i quattro metri, i suoi rami hanno tendenza verticale ma si incurvano nella crescita e originano una chioma dalla forma espansa.

Per le sue caratteristiche di rusticità trova utilizzo a scopo ornamentale anche in piccoli spazi di parchi e giardini negli ambiti urbani. La sua fioritura avviene solitamente dopo la fogliazione nel corso del mese di maggio, e per tale motivo è conosciuto anche con il nome di «pallon di maggio». Le sue bacche sono appetite dagli uccelli, ma per l’uomo e per gli animali domestici risultano moderatamente tossiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoNumerica Sales Academy 2026: dalla formazione al mondo del lavoroNumerica Sales Academy 2026: dalla formazione al mondo del lavoro

Torna il percorso gratuito dedicato a neodiplomati e neolaureati: oltre 20 ore di formazione, role play, coaching e incontri con aziende alla ricerca di nuovi talenti