Avevano il sale sulle spalle e ancora montagne da attraversare quando, la sera del 10 maggio 1869, a Ponte Selva di Bagolino, si trovarono davanti le guardie doganali.
Erano giovani di Collio, Bovegno e Pezzaze, contrabbandieri occasionali che rientravano da Darzo, allora parte dell’Impero austro-ungarico, con il loro carico clandestino. Il sale valeva il rischio: nell’Ottocento era indispensabile per conservare carne e altri alimenti e in Italia era sottoposto al monopolio statale e a una pesante imposizione fiscale. Procurarselo oltre confine consentiva di pagarlo meno.
Quella sera, però, il viaggio dei ragazzi finì nel sangue. Partirono gli spari: uno di loro morì, un secondo rimase ferito, alcuni furono arrestati mentre altri riuscirono a disperdersi sui monti.
Centocinquantasette anni dopo quella vicenda torna sui luoghi nei quali ebbe inizio.
L’inaugurazione
Sabato 10 ottobre alle 10.30 al passo del Maniva sarà inaugurato ufficialmente il «Sentiero del sale e dei contrabbandieri», itinerario storico-paesaggistico di oltre 25 chilometri che mette in dialogo Valtrompia e Valsabbia seguendo il percorso di quei ragazzi.
Il sentiero ha come punti di riferimento Bovegno, nella zona del Forno e della chiesa di San Rocco, San Colombano di Collio, il Passo del Maniva e Ponte Selva di Bagolino. Attraversa un territorio segnato da Monte Ario, Pezzeda, Corna Blacca e Dosso Alto e può essere affrontato anche per tratti: da Bovegno al Maniva sono 18,5 chilometri con 1.500 metri di dislivello, da San Colombano al passo 7,4 chilometri, mentre dal versante di Bagolino al Maniva sono 15,7.
Per l'inaugurazione i Cai di Brescia, attraverso la sottosezione di Bagolino, Bovegno e Collio, percorreranno insieme il sentiero. Un cammino dentro il paesaggio e dentro una pagina di storia locale rimasta per oltre un secolo tra faldoni e documenti: quella di giovani partiti dalle montagne bresciane per un carico di sale e finiti dentro una vicenda rocambolesca fatta di spari, fughe, processi e carcere.
Come finì la storia
La loro storia non terminò quella notte: nell’aprile del 1870 arrivò la sentenza del Tribunale di Salò e, per diversi componenti del gruppo, cominciò la detenzione nel carcere delle Murate di Firenze, avvio di una serie di vicissitudini documentate fino al 1873 e oltre. A raccontarle sono oggi carte conservate nell’Archivio storico del Comune di Collio: comunicazioni ufficiali, fogli di via e persino l’elenco degli oggetti rimasti dopo la morte di uno dei detenuti.
Il 27 febbraio 1873 la direzione delle Murate scriveva al sindaco di Collio per comunicare la morte, avvenuta nei giorni precedenti, di due giovani del gruppo. Un altro documento, datato febbraio 1874, è invece il foglio di via rilasciato dal questore di Firenze a uno dei ragazzi coinvolti. Proprio da questo patrimonio documentario è partita la ricerca promossa dal Sistema archivistico della Comunità montana, accompagnata anche da esperienze didattiche con l’Istituto Beretta di Gardone.



