«E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente, su le vestigia degli antichi padri». La poesia «I pastori» di Gabriele D’Annunzio ha contribuito a fare conoscere a molti studenti per la prima volta il fascino della vita rurale e pastorale, che si manifesta, pur con diverse declinazioni, in molte aree del mondo.
Oltre alle zone prealpine, alpine e appenniniche con le quali gli appassionati di montagna italiani trovano un contesto di immediato paragone, le aree dedicate al pascolo interessano anche savane africane, steppe asiatiche e grandi pianure americane, e coprono circa la metà della superficie terrestre.
L’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) ha promosso per questo nel 2026 l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, una campagna di informazione planetaria finalizzata a sensibilizzare e valorizzare il contributo fondamentale apportato dai pascoli e dai pastori per la diffusione di sistemi agroalimentari sostenibili, la conservazione della biodiversità e la resilienza climatica.
Il pascolo è uno degli elementi che caratterizzano maggiormente l’allevamento biologico, nel quale si coniugano benessere animale, sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare.
Il valore degli ecosistemi montani
Nelle zone di montagna i pascoli si configurano come superfici erbose che forniscono cibo a diversi animali erbivori. Sono ecosistemi aperti che rappresentano l’habitat di molte specie vegetali e animali, caratterizzano il paesaggio e rivelano la loro funzionalità anche per il rallentamento del deflusso superficiale, il freno all’erosione e il sequestro di gas ad effetto serra. L’allevamento al pascolo inoltre può rappresentare l’unica attività che permette di ricavare alimenti per l’uomo da aree marginali altrimenti precluse alle coltivazioni agrarie.
I custodi dei paesaggi
I pastori sono i custodi fondamentali di questi paesaggi. A loro sono affidati circa un miliardo di animali, che comprendono soprattutto pecore, capre, bovini e cavalli nelle zone interessate della nostra provincia, e anche camelidi, yak, cavalli, renne e bufali in altre aree del mondo, dove contribuiscono a mantenere tradizioni e saperi locali.
Le aree ancora oggi destinate alle attività del pascolo e dell’alpeggio costituiscono una componente dei paesaggi alpini così acquisita agli occhi degli escursionisti da sembrare quasi un elemento di matrice naturale. Sono invece espressioni di impegno e ingegno umano, dentro una prospettiva di armonia con la natura da apprezzare e custodire.


