Temperature estreme, attorno ai -20 gradi, vento costante e pareti verticali. Poi dodici ore di salita per raggiungere la tanto cercata vetta del Makalu. Il bresciano Matteo Bonalumi ha conquistato due giorni fa la cima della montagna himalayana che, con i suoi 8.463 metri sopra il livello del mare, è la quinta più alta della Terra.
«È stata la mia scalata più difficile – ha confidato Bonalumi alla famiglia, comunicando attraverso un telefono satellitare –, sia dal punto di vista tecnico, per le tante pareti dalle pendenze critiche, sia per le condizioni meteo, tra bufere di neve e un gelo che non ci ha mai lasciato. Si è anche congelato il bagòss che mi ero portato da Brescia come sfizio».
L’avvicinamento
Il saliscendi tra i vari campi, da quello base al campo 3, è durato alcune settimane, dopo un trekking di avvicinamento di oltre sette giorni nella valle isolata dominata dal Makalu.
Al suo fianco c’era Dawa Sherpa, amico e compagno di spedizioni, nativo proprio di queste zone, che lo ha aiutato - con l’ausilio dell’ossigeno - a scalare la montagna.
«In quota c’era un vento pazzesco, è stata durissima», ha raccontato Bonalumi, che sull’Ottomila ha voluto portare con sé anche un ricordo della tanto amata madre Lorenza: una coperta.
La discesa
Drammatica anche la discesa, per gli scalatori spesso la fase più difficile, a causa della stanchezza accumulata durante la salita. Una discesa che si è temporaneamente conclusa al campo 3, a 7.600 metri, «dove ho trascorso una complicata notte senza ossigeno». Poi una breve pausa e la ripartenza verso il campo 2, con una zuppa leggera come premio e, insieme, imprescindibile fonte di energia.
Un’impresa, quella di Bonalumi, commercialista nella vita professionale, che si aggiunge al suo palmarès di vette conquistate in giro per il mondo.
Tra le sue spedizioni figurano montagne del calibro di Everest, Annapurna, Broad Peak, Dhaulagiri e Peak Lenin, dove non sempre è stato possibile raggiungere la gloria della cima. Perché è la montagna che decide se puoi o non puoi conquistarla.
Una vita su e giù dalle vette, che l’alpinista ha raccontato in tre libri, tutti editi da Marco Serra Tarantola: «Lassù, fino alle stelle», «Everest, il sogno» e «Annapurna. Tra sogno e vertigine». Ora c’è anche il Makalu da raccontare: alla famiglia, agli amici e forse, ancora una volta, a chi avrà voglia di leggere le sue parole.



