Ci sono diversi modi per mantenere viva la memoria di un amico scomparso. Quando l’accadimento tragico coinvolge il terreno della montagna una delle modalità che gli amici rimasti utilizzano talvolta è quella di dedicare a chi è scomparso la titolazione di un rifugio o di un bivacco, di un sentiero, o ancora la dedica di una nuova linea di salita.
Quest’ultima modalità è quella che hanno scelto l’alpinista bresciano della Valle Camonica Berardo Rivadossi, Matteo Della Bordella, Tommaso Lamantia e Max Faletti per superare il dolore della scomparsa di Cristian Brenna, indelebile figura di uomo, arrampicatore e alpinista scomparso per una caduta nel corso di un’escursione sui monti dell’alto Garda trentino all’inizio del mese di giugno dello scorso anno. «Il legame che ci univa a lui ci ha spinto a cercare un modo per ricordarlo attraverso ciò che più di ogni altra cosa apparteneva alla sua vita: la montagna» hanno raccontato Rivadossi e Faletti.

La scelta del terreno d’azione per l’apertura di un itinerario nuovo si è indirizzata sulle celebri pareti della zona del Wendenstöcke, un autentico paradiso di roccia calcarea in Svizzera, laboratorio di tecnica di movimento verticale e dell’alta difficoltà, dall’approccio severo anche per i gradi generalmente piuttosto severi.
Il varesino Matteo Della Bordella è da tempo un frequentatore abituale di queste pareti e ha accompagnato gli amici alla scoperta del settore di Mähren, nelle vicinanze di un salto d’acqua effimero formato dallo scioglimento delle nevi nella stagione primaverile che precipitano dai canali della zona sommitale della parete. Affrontato il non agevole e delicato avvicinamento i membri della cordata hanno individuato una nuova linea lungo uno strapiombo che Rivadossi e Della Bordella hanno iniziato subito ad affrontare, dedicandole il tempo di altri giorni per essere portata a termine.
Il progetto ha preso il via nel 2025 e si è concluso quest’anno con la salita in arrampicata libera di tutti i tiri di corda della via. La nuova salita ha preso il nome «Senza Filtri», perché per ricordare un amico bastano la roccia e la montagna.



