L’aroma dei limoni e di altri agrumi e il profumo balsamico delle gemme del pino mugo e della resina delle conifere si possono assaporare nella stessa giornata, organizzando un viaggio all’interno di una delle aree naturali protette più sorprendenti della Lombardia, che unisce il territorio occidentale della provincia di Brescia alle terre del Trentino. Ad offrire questa possibilità è il Parco Alto Garda Bresciano, che tra i suoi fattori di pregio annovera anche un eterogeneo insieme di paesaggi vegetali che affascinano e richiamano l’attenzione in tutte le stagioni dell’anno.
Le comunità vegetali occupano in basso una fascia basale che lambisce il lago e da una quota di 65 metri sul livello del mare sale fino ad un’altitudine media di 300 metri, quelle della fascia montana occupano i versanti montuosi compresi tra 500 e 1500 metri, mentre a quote superiori si distribuisce la fascia culminale della vegetazione che sale fino al tetto dell’area protetta rappresentato dalla vetta del Monte Caplone (1976 metri s.l.m.).
I boschi gardesani hanno una distribuzione piuttosto omogenea: le formazioni a latifoglie si estendono in prevalenza sulla fascia rivierasca e alle quote inferiori, mentre nelle aree interne e alle quote maggiori prevalgono boschi misti di latifoglie e conifere. Tra le diverse piante presenti ne scegliamo cinque, alle quali si possono dedicare escursioni a tema e approfondimenti in forma di escursione da disegnare a piacimento tra la riviera, le colline e le montagne.
Cipresso (Cupressus semprevirens)
Specie propria della fascia basale di introduzione artificiale. Nel corso del XIX secolo furono i paesaggisti tedeschi a favorire la diffusione di questa pianta, che nel corso degli anni ha saputo ritagliarsi un ruolo primario nei contesti rivolti verso il lago del Parco Alto Garda Bresciano, con particolare rilevanza nella zona affacciata a lago tra Fasano e Maderno.
Il suo fusto è diritto, la chioma slanciata e le foglie squamiformi. Mostra una grande resistenza alla siccità e una forte sensibilità nei confronti delle basse temperature.

Carpino nero (Ostrya carpinifolia)
È la pianta più diffusa nella fascia basale dove forma boschi chiamati ostrieti. Nelle zone più secche si mescola assieme al frassino orniello (Fraxinus ornus) a formare l’orno-ostrieto, e viene frequentemente accompagnato dalla roverella (Quercus pubescens). Sulla diffusione del carpino nero ha storicamente influito l’intervento umano: i boschi cedui di questa pianta in passato sono sempre stati apprezzati e favoriti per la qualità della legna da ardere.
Il suo tronco è diritto, la corteccia è di colore bruno-grigiastro con lenticelle più chiare, orizzontali e parallele tra loro, che a spariscono nel corso degli anni. La sua chioma è ovale-conica e può spingersi in altezza fino a 20 metri. Le foglie sono ovali, allungate e con il margine seghettato, e costituiscono un buon foraggio per il bestiame. Sono caratteristiche le infruttescenze che restano sull’albero fino all’inverno.
Leccio (Quercus ilex)

I boschi di carpino e orniello sono i più diffusi nel Parco Alto Garda Bresciano, ma quelli più caratteristici sono rappresentati da una specie di quercia mediterranea sempreverde che si chiama leccio.
Data la sua estensione latitudinale questa pianta rappresenta sul Garda un elemento di grande rilevanza biogeografica. Si trova spesso attaccato alle rocce, su suoli poveri dove mostra un portamento cespuglioso in boscaglie piuttosto intricate che non eccedono generalmente l’altezza di 4-5 metri. Da ammirare sulle falesie a lago, in particolare tra Toscolano Maderno e Tremosine.

Faggio (Fagus sylvatica)
Le precipitazioni abbastanza abbondanti che si registrano lungo i versanti montuosi dell’entroterra del Parco Alto Garda Bresciano, e l’umidità che evapora dal lago e che lungo gli stessi versanti si condensa, creano le condizioni di base per la diffusione del faggio, un altro elemento vegetale caratteristico delle montagne benacensi.
Questa latifoglia caducifoglia a crescita lenta è molto longeva e può vivere fino a 200-300 anni. Raggiunge anche i 40 metri di altezza, ha il fusto diritto, la corteccia liscia e sottile di colore grigio e la chioma globosa e ampia. Sono spettacolari le faggete della Valvestino.

Pino silvestre (Pinus sylvestris)
E’ un albero affascinante che emana un forte odore di resina, molto diffuso nei contesti ambientali delle montagne gardesane interne dove affiora la dolomia. Il suo fusto è cilindrico e nelle migliori condizioni slanciato, la sua corteccia di colore bruno grigiastro è fessurata in placche irregolari con molte e profonde scanalature longitudinali, e nella parte alta tende a sfaldarsi in scaglie lamellari che conferiscono il caratteristico colore arancione-e ocra. La chioma è inizialmente di forma piramidale, poi diventa ovale e a maturità può diventare appiattita.
Nella Valle dell’Armarolo in Valvestino i pini silvestri sono protagonisti di una storia che rimanda alla Repubblica veneta. Qualcuno, nel piccolo paese, la può raccontare.



