Politica interna ed estera: è il tempo delle scelte urgenti

Alla domanda di schierarsi apertamente da una parte, oggi la politica risponde con comportamenti dilatori e di prudente astensionismo
Il corteo pro Flotilla per le vie di Brescia - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it
Il corteo pro Flotilla per le vie di Brescia - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it
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Non è una novità: la politica estera si intreccia con quella interna. Tanto più quando la situazione nazionale è di complessa certificazione e si ricorre al posizionamento internazionale per fruire di potenziali salvacondotti generativi e aggregativi di consensi che il nostro stato dell’arte fatica a conseguire. Siamo nella condizione attuale.

Se la partita interna si può misurare nel quotidiano, e l’apparato propagandistico sconta la verifica della concretezza di quanto accade e si sperimenta personalmente, l’illustrazione degli scenari globali vive molto di ciò che viene rappresentato dall’apparato informativo indirizzato allo scopo. Quando gli schieramenti di appartenenza erano certi, anche le fonti di veridicità erano conseguentemente selezionate e fatte proprie. Se siamo in balia di una identità incerta, allora si ascoltano le diverse voci per accreditarsi alle une piuttosto che alle altre. Magari convintamente disponibili a cambiare opinione ad itinerario in corso.

Si sconta una ulteriore, pesante risalita: la politica in quanto tale è poco creduta e considerata in una stagione che ormai si misura in anni. È una questione di fondo. Alla domanda di schierarsi apertamente con e da una parte si risponde con comportamenti dilatori e di prudente astensionismo. Peggio: con la convinzione che tanto nulla cambia nel contesto reale, si premi con il consenso una posizione o l’altra. Un giudizio davvero disarmante. Chiama in causa lo stato di salute dell’idea di democrazia, quella storicamente data e l’altra in divenire. Si muove sulle onde delle violenze. Verbali e fattuali. Si inseguono e rimandano tra loro, giustificandosi come verità da rintracciare. La violenza delle parole innesca accadimenti e i fatti violenti scatenano linguaggi privi di qualsiasi sfumatura di dialogo.

Bancarelle improvvisate e macerie a Khan Yunis in Palestina - © www.giornaledibrescia.it
Bancarelle improvvisate e macerie a Khan Yunis in Palestina - © www.giornaledibrescia.it

Anche le tante guerre hanno una classificazione di importanza: alcune le poniamo al centro della scena mondiale, altre le dimentichiamo come fattori di incidenza locale, da segnalare in questa o quella appendice di narrazione. Così la politica estera viene utilizzata – magari strumentalizzata? – per orientare i comportamenti del quotidiano. Quelli del fare o del non fare. L’invasione russa dell’Ucraina e il suo crescente ed aspro contenzioso con l’Europa ci interpellano con un’ansia che non ha precedenti: siamo già in guerra? Quali costi siamo disposti a pagare? Il piano armato di Israele per impedire la nascita dello Stato di Palestina prova a coinvolgerci direttamente, dividendo gli schieramenti partitici sul versante interno e innescando scontri di piazza.

Si confondono domande opposte: un meno di politica oppure un più di strumenti politici? La lontananza dalle urne elettorali non risolve, da sola, il problema. La politica estera va rimacinata con la farina interna, perché singoli alibi non riescono a costruire cattedrali che sfidino un futuro impegnativo, capace di stabilire il vivere che ci appartiene. Il tempo delle scelte irrinunciabili ha un percorso limitato entro il quale sciogliersi.

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