Opinioni

Violenza e coscienza civile: lezioni per l’Italia contemporanea

Guardiamo a papa Leone come ad una voce che può calarsi dentro la realtà, per scrivere una pagina che da religiosa si fa civile e patrimonio dell’umanità tutta
Un edificio sventrato a Beirut, in Libano - Foto Epa/Wael Hamzeh © www.giornaledibrescia.it
Un edificio sventrato a Beirut, in Libano - Foto Epa/Wael Hamzeh © www.giornaledibrescia.it

La violenza. Tanto stigmatizzata eppure divenuta la misura crescente dei rapporti tra gli Stati, i gruppi organizzati, le singole persone.

Brescia, nei giorni scorsi, ha fatto memoria diffusa della Strage fascista di piazza Loggia del 28 maggio 1974, costata otto morti e centodue feriti. Una piaga ancora aperta e sanguinante, ricordata anche in Parlamento. Per ribadire che si tratta di una violenza che segna per sempre il cammino civile ed umano della città, ma anche dell’Italia tutta. Per questo continua ad interrogarci a tanti anni di distanza dal suo compiersi fattuale.

Nei giorni scorsi si è rivissuta pure la tragedia degli attentati di mafia, in Sicilia, costati la vita a Falcone e Borsellino e alle loro scorte. Che Italia volevano veicolare? Ci si è chiesto come continuano a incidere sul vissuto di quei territori e quanto modificano le relazioni interne nazionali. A stigmatizzare la violenza politica, alla Camera, sullo scranno 14 è stata apposta una targa in memoria di Giacomo Matteotti. Un posto che resterà per sempre suo e non verrà più riassegnato.

Da lì, il 30 maggio 1924, accusò il governo mussoliniano dei crimini fascisti e di basarsi sull’uso sistematico della violenza. A conferma il discorso portò al suo rapimento e al suo assassinio per mano fascista. La memoria ha portato, trasversalmente ai delitti rivisitati, ad assumere impegni per contrastare, nell’oggi, il ripetersi di tali eventi devastanti. Parallelamente ci si è interrogati su cosa sia stato il fascismo storico e sugli addentellati che continuano a manifestarsi nell’oggi. Senza nascondersi i cambiamenti profondi in atto nella società. A questo approccio ha dato un respiro progettuale di lunga lena la prima enciclica di papa Leone XIV «Magnifica Humanitas», che pone la questione dirimente che l’intelligenza artificiale serva l'umanità, non il potere di pochi.

Nel centotrentacinquesimo anniversario della «Rerum Novarum» di Leone XIII, papa Prevost, in ideale continuità con la necessità di stare sul pezzo, riflette sulla dottrina sociale della Chiesa nel tempo nuovo che si affaccia. L’appello forte è a custodire «una magnifica umanità abitata da Dio» promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. Nell’era digitale, scrive, occorre disarmare l’intelligenza artificiale e superare la teoria della «guerra giusta», rilanciando dialogo e multilateralismo.

Un’enciclica sociale, che esplicitamente si richiama al dovere di affrontare le questioni nuove della società globale, non può non misurarsi con le scelte, che assumono il valore di sfide, che la politica, l’economia, la filosofia, il diritto vanno compiendo. Inevitabile, quindi, il suo porsi in dialogo e in contraddittorio con i soggetti protagonisti della scena mondiale. Cosa hanno da dire al mondo le parole della fede? Di una fede che non vuole essere avulsa e periferica. Mentre seguiamo, con un più di angoscia, le azioni bellicose quotidiane dell’americano Trump, del russo Putin, del cinese Xi Jinping e di Iran, Israele, Ucraina, nonché i timori dell’Europa, guardiamo a papa Leone come ad una voce che può calarsi dentro la realtà, per scrivere una pagina che da religiosa si fa civile e patrimonio dell’umanità tutta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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