Lo so, è la seconda settimana consecutiva che racconto di qualcuno che ci ha lasciato, che è passato a miglior vita, che è salito al cielo, che è tornato alla casa del Padre… ecco, già solo il fatto che ci siano tante maniere per non arrivare al punto è il segno che della morte è necessario parlare. Anche se è estate e la mente è alle ferie, anzi forse soprattutto per quel.
lo, è il caso di soffermarsi su chi non c’è più e su chi resta e, infine, su ciò che resta.
Giuseppe apparteneva a quella categoria di persone che, quando ci sono, sembrano semplicemente fare quello che va fatto. Solo dopo ti accorgi che, in realtà, stavano tenendo insieme una quantità sorprendente di cose.
C’era la famiglia, naturalmente. La moglie Elsa, con cui aveva fondato un’azienda. E poi Michela, Barbara e Silvia, cresciute con un padre che non ha insegnato soltanto il valore del lavoro, ma anche quello del tempo libero.
Per Giuseppe divertirsi non era un premio dopo la fatica, ma una parte della vita. Viaggiare in moto, andare alle partite del Milan e suonare la tromba erano modi per coltivare amicizie, costruire appartenenze, ritagliare occasioni per stare insieme agli altri, per costruire occasioni di incontro e fare comunità.
Poi è arrivata la malattia, che ha provato senza successo a cambiare le regole del gioco. Giuseppe, infatti, un principio l’ha tenuto fermo: continuare a fare qualcosa per gli altri finché fosse stato possibile. Così il suo ultimo progetto è diventato un concerto benefico che ha preparato e poi seguito dal letto di casa.
Quando se n’è andato, il dolore della moglie e delle figlie è rimasto quello che ogni famiglia conosce quando perde uno dei propri elementi. Ma intorno a loro si è stretta una moltitudine di persone. Perché Giuseppe era una persona conosciuta, ma soprattutto perché era una persona presente.
Forse è anche questo il motivo per cui vale la pena parlare di chi non c'è più. Perché certe persone, senza accorgersene, distribuiscono pezzetti di sé in così tanti luoghi che, quando vengono a mancare, il vuoto non può restare chiuso dentro una casa.
Una persona può decidere quasi tutto della propria vita, ma non quanta gente verrà a salutarla. Quello lo definisce ciò che si è fatto, quasi inconsapevolmente, negli anni.



