Gino, che per tutti era Bertì, è morto pochi giorni fa. Mancava solo qualche mese al suo centesimo compleanno.
Per tutta la vita ha fatto il contadino, ben lontano dallo stereotipo dalla pubblicità, quello dei prodotti tipici, con la camicia stirata e il cappello di paglia sciupato ad arte. Lui era il tipo del contadino vero, quello che esce nel freddo dell’alba, resta sotto il sole nelle estati infinite e anticipa la grandine annusando il cielo.
Anche quando il trattore era ormai diventato il simbolo stesso dell'agricoltura moderna e le automobili avevano cominciato l’ingorgo che ancora continua, lui non ha mia cambiato il carro trainato dal suo cavallo. Per tutta la vita ha continuato, imperterrito, a stare nel tempo in cui si riconosceva.
Il suo corpo traduceva esattamente la sua maniera di vivere: asciutto, nervoso, essenziale. Quel tipo di fisicità che sembra aver eliminato tutto il superfluo. Di lui restano parecchie fotografie in mezzo ai campi e in pochissime guarda l'obiettivo. Nella maggior parte, guarda il grano o lo sfiora con la mano aperta, come se stesse verificando lo stato di salute di un vecchio amico.
L’immagine che di lui resta nel passaparola della via è una scena di molti anni fa. Una signora, già anziana allora, camminava lungo la strada. Bertì arrivò con il carro. Tirò le redini, fermò il cavallo e le offrì un passaggio. A vederlo, il gesto era così naturale che nessuno dei due sembrò considerarlo qualcosa di speciale.
Eppure, in quel gesto c’era un’eleganza naturale per cui era facile immaginarlo in frac, un cappello a cilindro e forse perfino un bastone da passeggio con il pomello d'argento anche se in realtà indossava scarponi impolverati e una camici a quadretti.
Ogni volta che se ne va una persona come lui, si sente dire che scompare un pezzo di mondo. Non tutto il mondo di ieri meritava di essere conservato. C’erano fatiche enormi, ingiustizie, rinunce che a nessuno verrebbe in mente di rimpiangere. Persone come Bertì però sono state capaci di farci credere che quel mondo fosse più bello di quanto fosse in realtà.
E forse è proprio questo il segno dei veri gentiluomini: non appartengono a un’epoca. Fanno sembrare migliore qualsiasi epoca abbia avuto la fortuna di appartenergli.



