Trump e Putin imprevedibili alleati contro l’Europa

Giovanni Cadioli
Appena un anno fa sarebbe stato impensabile che Washington mettesse apertamente in dubbio la volontà di onorare l’articolo 5 della Nato: Mosca osserva compiaciuta
Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska - Foto Epa/Cremlino © www.giornaledibrescia.it
Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska - Foto Epa/Cremlino © www.giornaledibrescia.it
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«Prima sarebbe stato difficile immaginare che potesse succedere una cosa del genere». Questa frase pronunciata dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov l’altroieri sintetizza con efficacia l’attuale caos internazionale.
Quel «prima» è riferito a Donald Trump. E Lavrov ha ragione. Prima del suo ritorno alla Casa Bianca, appena un anno fa, sarebbe stato impensabile che Washington mettesse apertamente in dubbio la volontà di onorare l’articolo 5 della Nato, la clausola che obbliga ogni membro a intervenire in difesa di un alleato attaccato.

Il ministro degli esteri Lavrov al Cremlino - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro degli esteri Lavrov al Cremlino - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Sarebbe stato fantapolitico immaginare che gli Stati Uniti potessero minacciare un Paese dell’Alleanza pretendendone una porzione di territorio. Tanti altri «sarebbe stato» oggi sono realtà: Trump rapisce Maduro affermando apertamente di ambire al petrolio venezuelano e scatena l’Ice, ormai la sua guardia pretoriana, contro i propri cittadini.

Mosca osserva compiaciuta. La frase di Lavrov riguarda le sempre più flebili possibilità che la Nato sopravviva. Altri propagandisti russi sono più diretti: il politologo Vladimir Kornilov ha detto che «il nostro principio guida è: che si scannino», riferendosi a Usa e Unione europea; il collega Sergej Markov ha aggiunto: «La Groenlandia è la soluzione ideale».

Già: perché se – o meglio quando – Trump otterrà la Groenlandia, per l’«Occidente» sarà un funerale in pompa magna. Trump oggi esclude l’uso della forza, ma in passato si era detto pronto a un’invasione. Data la sua volubilità e instabilità – arriva persino a sostenere che non aver vinto il Nobel per la pace gli consente di non perseguirla – la carta militare resta sul tavolo.

In ogni caso, quando la bandiera a stelle e strisce sarà piantata sui ghiacci groenlandesi, la Nato – nonostante le dichiarazioni di Trump ieri a Davos – sarà distrutta: in base all’articolo 5, gli Usa dovrebbero attaccare se stessi se aggredissero la Groenlandia. E l’atto spezzerebbe anche il filo diretto privilegiato tra America e Vecchio continente: l’Europa dovrebbe tentare di resistere, almeno simbolicamente, e a ciò seguirebbe la scure dei dazi già minacciati da Trump.

Per la Russia sarebbe una manna: gli Usa annettono la Groenlandia, e Mosca si prende quanta più Ucraina possibile. E senza Nato si aprirebbe la possibilità di nuove operazioni militari russe in Europa, magari in Moldova o Estonia, senza lo spauracchio dell’arsenale nucleare americano. Per cementare questa comunanza di vedute fondata sulla legge del più forte, Putin ha moderato la condanna dell’aggressione Usa al Venezuela e delle minacce contro gli ayatollah iraniani, intenti a soffocare nel sangue le proteste.

D’altronde Mosca trae sempre vantaggio dal caos. In Siria dopo il crollo del regime filo-russo di Assad un anno fa, Putin ha stabilito rapporti cordiali con le nuove autorità ex Al Qaeda, abbandonando volentieri i curdi (traditi anche dagli Usa) in cambio del mantenimento delle proprie basi. Eppure, se è comprensibile provare nostalgia per il mondo appena finito del cosiddetto «Occidente collettivo», il primo ministro canadese avverte: «Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era parzialmente falsa». L’Occidente collettivo esisteva quando nel 2003 l’Iraq fu devastato dagli anglo-americani con il pretesto di armi di distruzione di massa che si sapeva non esistessero, perseguendo invece interessi geopolitici ed economici.

Quella aggressione contribuì al baratro del settarismo e del jihadismo, da cui nacque anche l’Isis. E lo stesso Occidente collettivo è rimasto a guardare mentre Israele intraprendeva la sistematica distruzione di Gaza e delle condizioni di sopravvivenza del popolo palestinese. Ora Trump ha invitato Putin nel suo «Consiglio di pace» per «ricostruire» Gaza, con l’idea di trasformarla in una riviera turistica. Sarebbe facile e rassicurante accusare solo Russia e Cina dell’attuale caos internazionale. Ma se l’Occidente vuole davvero una lista completa dei responsabili, deve guardarsi allo specchio.

Giovanni Cadioli – Dip. Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, Università di Padova

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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