Gli Stati Uniti hanno cominciato a favorire apertamente la Russia nella sua guerra in Ucraina. Lo hanno fatto sabotando l'accesso ucraino a tecnologie chiave Usa, negando a Kyiv i consueti avvertimenti relativi ad attacchi russi di lungo raggio in corso e danneggiando seriamente il già traballante impianto delle sanzioni occidentali.
Il caso più concreto riguarda Starlink e Starshield, la sua versione militare. Entrambe di proprietà di Elon Musk, il multimiliardario benefattore di Trump. A metà ottobre le restrizioni hanno reso inutilizzabili i collegamenti sui droni più veloci: il limite di 160 chilometri orari impediva ai droni ucraini di inseguire quelli russi a reazione. Colpite anche operazioni e rifornimenti al fronte. A febbraio gli Usa avevano disattivato i terminali Starlink utilizzati illegalmente dai russi; ora invece viene limitata la capacità dell'Ucraina di difendersi sul proprio territorio. Musk ha rivendicato il limite su Starlink, attribuendo al governo le decisioni su Starshield; i media hanno riferito che l’ordine relativo a quest’ultimo era partito dalla Casa Bianca. Il Senato indaga. E il capitale privato dell’uomo più ricco del mondo compenetra sempre più lo Stato americano
Nello stesso periodo, secondo Zelensky, per tre volte in una settimana sono anche mancati i consueti preavvisi Usa sui lanci russi. Il risultato? Meno tempo per attivare le difese e raggiungere i rifugi, mentre gli attacchi si ripetono e diventano più distruttivi. Ai nuovi droni russi a reazione si aggiungono sempre più missili balistici, contro cui servono intercettori sempre più scarsi. Gli Usa ne hanno consumati enormi quantità nella fallita aggressione americano-israeliana all’Iran e l’Ucraina ne riceve meno di un decimo di quelli che servirebbero.
Sul versante economico, Trump ha intensificato la sua campagna di disinformazione, volta a far credere al pubblico Usa che il caro carburanti derivi dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe e non dalla sconfitta americana nel Golfo. Il 9 ottobre Trump ha quindi annunciato un’intesa con Putin sul diesel: oltre 300.000 tonnellate subito, 500.000 a novembre e un milione successivamente. Il 16 ottobre il Presidente ha poi anche esentato Mosca dalle nuove misure della legge Graham sulle sanzioni, prima che diventassero operative.
The Russians carried out a complex, massive attack overnight, aimed primarily at our critical infrastructure. And the main target was energy – power generation facilities and substations – in the Odesa, Cherkasy, Zhytomyr, Vinnytsia, Kharkiv, Dnipro, Chernivtsi, Chernihiv, and Rivne regions. In many cities and communities, emergency and unscheduled power outages are ongoing. In Kharkiv, the Russians directly struck a city clinical hospital. Seventy-three people were injured, and the cardiology department, where people were receiving treatment, was damaged. A rescue operation has also been underway since yesterday in Komyshuvakha, in the Zaporizhzhia region. Tragically, the death toll has risen. Russia has killed 29 people. My condolences to their families and loved ones. Five people were injured. There are still people under the rubble. Rescue operations continue as far as the security situation allows – there is a threat of Russian double-tap strikes, as they always so wickedly do. Overnight alone, the Russians launched 289 attack drones, 17 ballistic missiles, and 59 cruise missiles. And even now, the air raid alert continues, and there is a threat of new Russian missile and drone attacks. It is very telling that all of this is happening on the day of the U.S. congressional elections. The Russians believe that America will not notice this signal from them. But such terror must be noticed and stopped. Ukraine must be helped to defend its skies, otherwise Russia will never stop its missile strikes. It is essential to help build peace honestly and reliably, and America can do that. Thank you to everyone who will not remain silent about this Russian attack. Thank you to everyone who supports the defense of Ukraine.
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) November 3, 2026
I rinnovati contatti tra Mosca e Washington però vanno oltre. Sul tavolo ci sono gli asset internazionali della compagnia statale russa del petrolio Lukoil, valutati a 20 miliardi di euro, potenziali investimenti energetici russi in Alaska e persino il ritorno del gas russo in Europa attraverso Nord Stream. Si valuta anche la rimozione delle sanzioni al Fondo russo per gli investimenti diretti, guidato dall’emissario di Putin Kirill Dmitriev. Il pretesto è facilitare i pagamenti Usa per il diesel russo. Ma il fondo è un canale di capitali per tutta l’economia russa e le aziende che controlla valgono il 10% del Pil russo. Riabilitarlo significherebbe molto più che sbloccare qualche carico di carburante.
Ad ogni modo il lato economico di ueste negoziazioni è ancora poca cosa: il diesel non cambia le risorse con cui Mosca combatte e non può risolvere il caro benzina americano. Le altre sono solo discussioni per ora astratte. E a fine ottobre Kyiv ha annunciato il ripristino delle prestazioni di Starlink e Starshield ed il pieno ritorno dei preavvisi sui missili russi.
Ma il punto è politico: Trump ha apertamente preso le parti della Russia, concedendo benefici senza ottenere un cambiamento della sua posizione militare o negoziale di Mosca sull’Ucraina. Nessun ritiro, nessuna rinuncia alle pretese territoriali. A cambiare è il costo umano: già a settembre le vittime civili ucraine erano cresciute dell’85% rispetto a un anno fa. Washington offre aperture; Mosca continua a bombardare. Le concessioni arrivano prima della pace, senza garanzie di reciprocità russe. Garanzie che a Trump, focalizzato sulla sua sopravvivenza politica, non sembrano nemmeno interessare.




