«È arrivato il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente». Lo ha detto Trump, che torna ad attaccare pesantemente Zelensky. Lo fa dopo una telefonata «di grande successo» con Putin. L’unico «grande successo» però è quello del presidente russo, che in un momento di grave difficoltà, riesce di nuovo a ribaltare la situazione. L’offensiva russa è in stallo e l’esercito ucraino ha lanciato significativi contrattacchi su scala locale.
Nel frattempo, i bombardamenti ucraini a lungo raggio continuano a causare carenza di carburante in Russia, riduzione delle vendite di petrolio e problemi alla rete logistica e internet. La scorsa settimana c’è stata addirittura una rara protesta anti-Putin da parte di attivisti comunisti e liberali: hanno detto a bassa voce «abbasso lo Zar» e sono prontamente finiti in manette.
Certo Putin ha sempre numerosi assi nella manica - guerra ibrida contro l’Europa, missili balistici e droni a reazione. Con lo stallo dell’offensiva di terra, i bombardamenti russi si sono fatti più feroci: più di 80 civili ucraini uccisi in appena due giorni. Ma anche missili e droni rischiavano di diventare meno efficaci: a fine agosto, dopo quella che sembrava una crescente pressione americana sulla Russia, gli Usa avevano consegnato un piccolo quantitativo di intercettori Patriot all’Ucraina. Con quelli Kiev può difendersi con successo anche dai missili balistici russi.
Ora, l’ennesimo brusco voltafaccia di Trump, mentre a Miami si teneva un summit tra Usa, Europa e Ucraina. Gli inviati americani avevano annunciato «idee e proposte nuove» per porre fine al conflitto. Quali che fossero, il loro presidente le ha azzerate. A Putin è di nuovo bastata una telefonata per ammaliare Trump.
Ora gli USA hanno revocato le sanzioni sul diesel russo e ne compreranno 300.000 tonnellate, per poco meno di mezzo miliardo di dollari. Putin ha certamente fomentato la rabbia di Trump contro Zelensky, che non ha interrotto gli attacchi alle raffinerie russe (a Trump sembra non importare che anche la Russia avrebbe dovuto porre fine ai suoi bombardamenti e non l’ha fatto).
Trump sperava che un maggiore afflusso sul mercato globale di petrolio e carburanti russi avrebbe contribuito a farne calare i prezzi (che naturalmente sono saliti alle stelle non per caso, ma dopo la fallimentare aggressione Israelo-Americana all’Iran). E prezzi più bassi avrebbe significato minor costo per gli americani ai distributori prima delle elezioni di Midterm (che Trump contenderà in un momento di impopolarità senza precedenti).
Ma come spesso accade, Trump con i dittatori è magnanimo e Putin ha ottenuto probabilmente più di quello che sperava. Non solo Mosca guadagna proventi commerciali e dà prova di non essere isolata internazionalmente, ma si sente anche legittimata nel continuare guerra e intensificare i bombardamenti. Ora può anche farlo certa che i Patriot smetteranno di arrivare a Kyiv, perché le relazioni tra Washington e Kyiv si sono di nuovo rotte. Il summit di Miami si è interrotto bruscamente e Trump chiede che l’Ucraina tenga nuove elezioni presidenziali. Kyiv però non può indirle in tempo di guerra, perché lo proibisce la costituzione. Ma a Trump cosa importa dei vincoli costituzionali? D’altronde afferma ancora di aver vinto le elezioni che invece ha perso contro Biden nel 2020, dopo le quali ha fomentato un colpo di stato. Il presidente Usa vuole semplicemente restare al potere.
Certo si potrebbe pensare: Putin avrà pur dato qualcosa in cambio? Certo: parole. Ha definito «sensate» le sue proposte rispetto all’Ucraina. Putin lo fa dalla prima volta che ha parlato con Trump. Lo lusinga, sposa la sua linea, sorride - e il Tycoon, che si crede un dealmaker a cui basta una telefonata per risolvere crisi e conflitti, è felice. Il Cremlino quindi prende una boccata di ossigeno e continua la guerra. Mentre il mondo è sempre più sull’orlo della Terza guerra mondiale.




