La tentazione di Meloni: uscire dall’ombra di Trump

Difendendo il Papa e trovandosi da sola senza l’autocrate magiaro a rappresentare i governi di destra europea nell’Ue, la premier deve cambiare strada
Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

Talvolta, nella vita privata come in quella di un personaggio pubblico di rilievo, è necessario prendere atto delle circostanze sfavorevoli e del vento contrario e cercare di adottare contromisure utili per evitare il peggio. È il caso del violento attacco di Trump alla Meloni, seguito all’offensiva che l’anziano autocrate americano ha sferrato contro il Pontefice. Ovviamente, la sensibilità cattolica della premier è stata ferita dagli insulti di Trump al Papa, tuttavia c’è anche dell’altro.

L’elettorato cattolico – non solo quello italiano – non può tollerare che il Capo della Chiesa sia insolentito con parole e toni volgari. Quindi, reagire era necessario: lo aveva fatto Mattarella, lo stavano facendo le opposizioni; dunque, anche da Palazzo Chigi doveva arrivare qualcosa di più incisivo e definitivo di quanto accennato nella mattinata di martedì scorso. Nella scelta fra l’Imperatore (dei nazional-sovranisti) e il Papa, non c’era alternativa: né per indole della premier, né per evitare la fuga dei tanti elettori cattolici che possono determinare l’esito delle prossime elezioni politiche.

Così, in seguito ad una replica a Trump tutto sommato accettabile (che un leader normale avrebbe interpretato come una mossa tattica, facendola passare con un’alzata di spalle o facendo convocare l’ambasciatore italiano per formali e innocui chiarimenti di rito) è arrivata la tempesta americana. In fondo, questa presa di posizione è positiva, perché da ora in poi gli esponenti della coalizione di governo potranno scrollarsi di dosso l’accusa di essere troppo accondiscendenti nei confronti del presidente americano (che, peraltro, in Italia è detestato dalla stragrande maggioranza della popolazione).

Donald Trump e papa Leone XIV - Foto Epa/Afp © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump e papa Leone XIV - Foto Epa/Afp © www.giornaledibrescia.it

Però, quando qualcosa si rompe, restano i cocci. L’espressione di solidarietà che Schlein ha voluto esprimere in Aula, alla Camera, verso la premier è un atto salutato da molti – giustamente – come una sorta di occasionale ma significativa solidarietà nazionale. In realtà, è il bacio della morte, perché la solidarietà di oggi serve a ricordare a Meloni che finalmente, dopo aver glissato su tante iniziative sprovvedute di Trump, ora riconosce finalmente chi è e come si comporta l’inquilino della Casa Bianca. Non solo: insieme al confronto-scontro con Trump, è arrivata anche la decisione italiana sulla sospensione del rinnovo della cooperazione militare con Israele. Un doppio colpo all’asse che conduce le operazioni in Iran, che certo non farà piacere oltreoceano.

Del resto, Meloni sente troppi scricchiolii su più fronti: dopo la sconfitta referendaria e il rovescio subito dall’alleato Orbàn alle elezioni ungheresi, il clima in Italia si è fatto pesante, senza contare che i risvolti della crisi energetica si fanno sentire e che il mancato raggiungimento del 3% nel rapporto deficit/pil impedisce di mettere in cantiere una generosa legge di bilancio pre-elettorale che premi le categorie più sensibili alle sirene del centrodestra.

Per una leader che – per storia del suo partito – ha subìto per anni una sorta di – più o meno giustificata – sindrome di accerchiamento, l’unico modo è uscire dall’angolo. La premier lo ha fatto liberandosi di tutte le presenze ingombranti che aveva nell’Esecutivo; ora, difendendo il Papa e trovandosi da sola senza l’autocrate magiaro a rappresentare i governi di destra europea nell’Ue, deve cambiare strada. Far aderire FdI al Partito popolare europeo, come qualcuno le suggerisce, potrebbe essere una mossa astuta e vincente, anche perché il ruolo di pontiera ormai è svanito e la centralità dell’Europa diventa la sola bussola di Palazzo Chigi. Lasciare una destra meno popolare di ieri a Salvini (che però è anch’egli un po’ sulla difensiva, rispetto a Trump) e a Vannacci può essere una soluzione praticabile, soprattutto in vista di elezioni 2027 che si giocheranno quasi solo sulla cattura dell’elettorato di confine fra i due poli.

Tuttavia, ci sono due aspetti da non sottovalutare: il primo è che Trump è a dir poco erratico, quindi domani può rimangiarsi quel che ha detto e scritto ieri, tornando ad elogiare Meloni (la quale ha certamente negli occhi la scena di Vance che va in Ungheria per aiutare Orbàn e invece, inevitabilmente e involontariamente, gli assesta il colpo di grazia); il secondo è che uno scambio come quello che è avvenuto non può compromettere i rapporti che l’Italia ha sempre avuto con gli Stati Uniti. Forse il percorso sul filo, per la Meloni, è solo all’inizio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...