Gli screzi con Usa e Israele e i rischi di Giorgia Meloni

Dopo la dura risposta di Donald Trump, la sconfitta di Orban e lo screzio con Israele, per la premier è un momento decisamente difficile
Giorgia Meloni a Vinitaly 2026 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni a Vinitaly 2026 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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È decisamente un momento difficile per Giorgia Meloni. Donald Trump ha risposto in maniera più che aspra alla presa di distanza della premier italiana alle parole sul Papa pronunciate dal presidente americano. Il narcisismo egolatrico di Trump non tollera che Meloni definisca «inaccettabili» le sue incredibili accuse a Leone XIV, per cui alza la mazza da baseball e comincia a picchiare, insultando proprio colei che aveva sperato di essere una mediatrice tra Washington e l’Europa. Quella fase è finita.

Certo, Trump può sempre sorprenderci e dire domani il contrario di quello che ha urlato oggi senza timore di contraddirsi (un po’ come Stalin: «Compagno segretario - gli fece notare una volta un imprudente membro del Politburo - questa tua è una contraddizione...» E Stalin rispose: «Sì, mi contraddico, e allora?»). Forse ci può essere, come sempre in politica e soprattutto in politica estera, un modo per riannodare, ma non adesso e non come prima. Naturalmente, come osserva Tajani, questo non opacizza il tradizionale rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti – nonostante Trump che prima o poi tornerà ai suoi affari e al golf – ma siamo pur sempre un Paese sovrano, e la presidente del Consiglio non può essere trattata come il governatore di una lontana colonia dell’impero a stelle e strisce. Lo ha affermato in aula anche Elly Schlein con un fair play che le fa onore. Con questa Amministrazione nulla sarà come prima.

Perduto l’amico Orban, che nel Consiglio europeo prendeva le posizioni estreme e sfacciatamente filo-russe che consentivano a Meloni di apparire leader di una destra moderata, azzerate tutte le ambizioni di stare in prima classe nell’Air Force One di Donald, ci mancava solo lo screzio con Israele: la premier ha infatti annunciato che l’Italia ha sospeso la modalità di rinnovo automatico degli accordi militari con Israele alla luce dell’ennesima provocazione dell’Idf alla missione italiana di pace in Libano. Naturalmente Netanyahu ha risposto come Trump: «Peggio per voi, è l’Italia che ci rimette, non Israele». Detto dal Paese che vanta primati militari in tanti campi ad un partner che deve scalare una montagna di spese per il riarmo, non è un segnale amichevole, per niente.

Benjamin Netanyahu - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Benjamin Netanyahu - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Insomma, sta saltando tutto il perimetro che Meloni aveva costruito per stare sulla scena, da una parte con piena legittimazione internazionale, dall’altra giovandosi della forza del sovranismo (allora) arrembante. Le è stato più volte rimproverata l’ambiguità di una simile posizione, un barcamenarsi continuo che diminuiva, invece che accrescere, la sua credibilità.

Adesso bisogna ricominciare da capo, prima che sia troppo tardi, prima che il suo governo indebolito all’interno dalla sconfitta referendaria, si marginalizzi sul piano internazionale. Ricominciare da capo significa spostarsi con più decisione verso i maggiori Paesi europei, soprattutto con la Germania, tradizionalmente il nostro miglior partner europeo dai tempi di De Gasperi in poi. Altra via non c’è. Eliminare ogni ambiguità, stare chiaramente da una parte del campo, non in mezzo. Del resto, sono gli americani a rigettarla nelle braccia del PPE e del cancelliere Merz.

Sul piano del consenso elettorale, si potrebbe anche osservare che, tagliare, per difesa della propria dignità, il cordone con alcuni tra gli uomini più detestati del pianeta potrebbe anche giovare: a guardar bene tutti quelli benedetti da Washington che sono andati alle elezioni (in Canada, Australia, Ungheria) sono stati mandati a casa... Ma per ottenere un riconoscimento di queste genere, bisogna proprio voltare pagina e fare in modo che tutti lo capiscano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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