Opinioni

Con i sogni di seconda mano cambia il nostro consumo

Non si tratta solo di risparmiare: vendere e comprare beni second hand e usati è legato al cambiamento di mentalità e di atteggiamento nei confronti dei consumi
Claudio Baroni

Claudio Baroni

Editorialista

Un mercatino dell'usato
Un mercatino dell'usato

La chiamano Second Hand Economy. Detta così, nell'inglese postcoloniale, acquista un allure di originalità, ma si tratta esattamente del mercato dell'usato, di «seconda mano», appunto, un fenomeno che sembrava cancellato dalla logica dominante dell'usa-e-getta, e che invece sta rimontando alla grande. Un fenomeno che svela molti aspetti del nostro tempo, a ben guardare.

La dimensione dell'economia di seconda mano viene monitorata, ormai da dodici anni, dall'Osservatorio Second Hand Economy di Ipsos Doxa. L'ultima rilevazione mostra come 28 milioni e duecentomila italiani nel 2025 abbiano venduto o comperato prodotti usati generando un valore complessivo di 27,2 miliardi di euro, pari all'1,2% del Pil nazionale. E se le piattaforme online la fanno da padrone, il resto, che non è poco, è animato dai mercatini dell'usato, le bancarelle del riciclo, i negozi specializzati che si vanno moltiplicando.

Si compera e si vende di tutto: oggetti per la casa e la cura della persona, per il tempo libero, lo sport, per in benessere e gli hobby. Dischi e riviste, libri e fumetti... il vecchio loden e la cameretta del bambino ormai cresciuto. E la bicicletta: il settore bike ha una incredibile vivacità di scambi. Fino a pochi anni fa, a dominare il mercato dell'usato erano le automobili. E così è ancora, visto che nel 2025 sono stati scambiati veicoli per un valore di 11,1 miliardi di euro. Ma a crescere, ora, è anche tutto il resto.

Perché? La prima risposta è legata all'inflazione, ai prezzi che sono in costante crescita e agli stipendi che sono fermi al palo. Quindi, da una parte c'è chi cerca di rimediare qualche soldo in più vendendo quel che più non usa, e dall'altra, c'è chi cerca di soddisfare le proprie necessità a buon mercato. Offerta e domanda convergono nella logica anticiclica: standard da economia di scambio.

Ma ad un'analisi più approfondita, viene alla luce un cambiamento di mentalità, un nuovo atteggiamento nei confronti dei consumi, una maggiore sensibilità per il riuso, il riciclo, la sostenibilità dell'economia personale e collettiva. Una mentalità in controtendenza rispetto alle tattiche commerciali e produttive, che invece contano su quella che viene definita «obsolescenza programmata». Cercare di sfuggire ai produttori che mettono sul mercato prodotti che non durano nel tempo, al di là di un periodo previsto, o che non sono più in grado di reggere le continue evoluzioni proposte. Basterebbe pensare a smartphone, Pc e tablet, che dopo tre o quattro anni non riescono più a «far girare» i nuovi programmi e le applicazioni aggiornate. E

ppure proprio sul settore tecnologico il mercato dell'usato sta registrando le maggiori sorprese: nel 2025 ha fatto girare 5,5 miliardi di valore. Con un ciclo anti-inflazione che funziona così: si compera il modello dell'anno prima, pagandolo molto meno dell'ultimo modello, lo si usa per un anno o due, e poi lo si rivende. Il metodo è replicabile anche al di fuori del settore tecnologico.

Il «Second Hand» sta diventando scelta radicata nel nostro costume e fenomeno strutturale nelle famiglie. In non pochi casi è persino il contraccolpo del consumismo, mostrandoci quanti beni abbiamo acquistato senza averne davvero bisogno. Internet fa da volano straordinario al fenomeno. Le vendite online hanno il pregio della gestione diretta su piattaforme che diventano garanzia di affidabilità. Negli ultimi dieci anni le vendite e gli acquisti di beni usati tramite web sono passati dal 30% al 70% del totale, generando, lo scorso anno, un valore di 14,7 miliardi di euro.

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Quel che accade nel settore dell'abbigliamento e degli accessori di moda offre la chiave di lettura per scoprire che non si tratta solo di risparmiare. Si cercano abiti, borse, scarpe e tutta una vasta gamma di accessori, con finalità diverse. Spesso si va alla ricerca di capi di grandi marche, pezzi iconici che hanno fatto la storia del costume, anche pezzi pregiati ma a prezzi accessibili. È il culto del «vintage», che tanto va di moda e non solo nelle ultime stagioni. Così come si fa strada il principio del riciclo e del riuso, anima della sostenibilità. Accompagnato da una creatività sorprendente. Lo ha dimostrato in modo esemplare l'ultima sfilata del Gruppo Foppa Fashion, sul palco del Brixia Forum: vecchie cravatte che diventano gonne, jeans ritagliati che diventano un abito da sposa... E i guru del vintage con abiti riusati vestono Lady Gaga e Richard Gere. Così matura una nuova mentalità: sogni di seconda mano che diventano personalissimi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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