Fin dai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, Mosca ha spiegato con sorprendente franchezza che quella guerra non riguardava soltanto l’Ucraina. L’obiettivo immediato era riportare Kiev nel «mondo russo»: annettere territori e installare nella capitale un potere subordinato al Cremlino. Ma dietro vi era qualcosa di più grande. La guerra doveva demolire il principio su cui si è retta l’Europa dopo il 1945: i confini non si cambiano con la forza. Lo disse la stessa propaganda russa. Il 26 febbraio 2022 RIA Novosti pubblicò per errore un articolo preparato per celebrare una vittoria già data per ottenuta: «un nuovo mondo sta nascendo davanti ai nostri occhi».
La Russia stava inaugurando un ordine nel quale la forza torna a stabilire il diritto. Quattro anni e mezzo dopo, quel progetto si è infranto contro la resistenza ucraina. Kiev ha mostrato una resilienza straordinaria, ma ha potuto farlo grazie al sostegno occidentale, oggi soprattutto europeo. Washington non finanzia più Kiev come nei primi anni: sono alleati e partner a pagare equipaggiamenti americani poi consegnati a Kiev. Il conflitto è ormai da tempo una guerra d’attrito che coniuga trincee identiche a quelle della Prima Guerra Mondiale con droni terrestri e aerei. Mosca continua ad avanzare nel Donbass, ma lentamente e a costi enormi. L’Ucraina è fiaccata dai sempre più distruttivi bombardamenti russi, ma lontana dal crollare.
.@DepSecGenNATO took part in an informal meeting of EU Defence Ministers, underlining the strategic partnership between NATO and the EU, and calling for sustained pressure on Russia and increased support to Ukraine, particularly air defence ↓ https://t.co/uwdzgByXqh
— NATO (@NATO) September 2, 2026
Da tempo, quindi, la Russia conduce una seconda campagna, direttamente contro l’Europa. È la guerra ibrida: attacchi informatici, incendi, esplosioni, sabotaggi, pacchi incendiari, tentativi di assassinio. A compierli possono essere agenti russi, criminali assoldati dai servizi di Mosca o «agenti usa e getta» reclutati online. Si aggiungono incursioni di droni nello spazio aereo europeo e Nato. Sono azioni pensate soprattutto per produrre insicurezza: far apparire il sostegno all’Ucraina sempre più costoso, alimentando le forze politiche che chiedono di abbandonare Kiev e normalizzare i rapporti con Mosca. Il vantaggio della guerra ibrida è l’ambiguità. Durante la Guerra fredda era chiaro cosa costituisse un attacco: carri sovietici verso il Reno o forze Nato verso Berlino avrebbero posto subito la questione della risposta militare, fino al rischio nucleare.
Oggi la soglia è sfocata. Un incendio è un incidente o un sabotaggio? Un criminale agisce per denaro o per conto di un servizio segreto? Quando una provocazione diventa quell’«attacco armato» che può attivare l’Articolo 5 della Nato, ossia la difesa collettiva che porrebbe in scontro diretto Usa e Russia? Il tentato attentato di inizio agosto all’aeroporto di Lipsia porta questa ambiguità a un livello nuovo: un drone carico di esplosivo e dotato di detonatore è stato trovato vicino a un Antonov ucraino in uno dei maggiori hub cargo europei, usato anche dalla logistica Nato e ucraina. Berlino è certa che dietro ci sia la Russia L’ordigno non è esploso – ma poteva. Due giorni dopo, altri due droni sono stati avvistati sopra una base militare tedesca. Ora l’Ue si interroga su una «risposta comune» a quello che a prima vista potrebbe sembrare un attentato fallito. Ma non lo è.
⚡️ The Russian Side categorically rejects Berlin’s completely fabricated allegations of Russia’s involvement in the purported incident at Leipzig Airport.
— MFA Russia 🇷🇺 (@mfa_russia) September 2, 2026
Berlin deliberately resorted to a provocation aimed at escalating Russian-German relations.https://t.co/iCsFkyI7sg pic.twitter.com/g9r2Zh9DVr
Una bomba convenzionale va a segno se colpisce il bersaglio. Un’operazione ibrida va segno sia che riesca, fallisca o venga prevenuta, perché il messaggio sopravvive all’ordigno: potevamo colpirvi. E soprattutto: vediamo fin dove possiamo arrivare prima che reagiate. Il contesto rende il messaggio ancora più inquietante. Lipsia è nell’ex Germania Est. Il 6 settembre si vota in Sassonia e il 20 nel Meclemburgo-Pomerania; in entrambe le regioni l’AfD è in testa ai sondaggi. Il partito vuole interrompere il sostegno all’Ucraina e ristabilire rapporti più stretti con Mosca. Difficile credere che Lipsia non sia stato scelto anche pensando a questo calendario.
Giovanni Cadioli - Dipartimento Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, UniPd



