Opinioni

Spese militari, il riarmo cancella i dividendi della pace

Il segretario Nato Rutte ha ottenuto la firma di un documento che mira entro il 2035 al 5% del Pil per la difesa, mentre l’Italia non ha ancora speso il 2%
Massimo Cortesi

Massimo Cortesi

Editorialista

Il primo ministro belga Bart De Wever - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Il primo ministro belga Bart De Wever - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Riarmo? Si fa presto a discettarne a fini politici, continuando a sottolineare l’inutilità delle spese militari rispetto a quelle «sociali», come se nulla fosse cambiato dai vertici Nato di Bucarest 2008 (che ufficializzò l’intenzione di incorporare Ucraina e Georgia nell’Alleanza) e di Cardiff 2014 in cui si decise di portare al 2% il rapporto tra spese per la difesa e Pil. Invasione dell’Ucraina prima, crisi in Medio Oriente e guerra Indo-Pakistana poi, hanno seppellito i «dividendi di pace» che dopo la caduta del Muro di Berlino han spinto l’Europa a smantellare via via l’apparato di difesa, sia nei numeri, sia, soprattutto, nell’industria. Così ora la Ue non è neppure in grado di sostenere Kiev con efficacia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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