Opinioni

Ti riconosci nel tuo iban?

In un mondo dove ci si riduce ad una misurazione in denaro per qualsiasi cosa, Flavia e Gianni investono in pensiero, intenzione, tempo e desiderio di creare una memoria condivisa

Annalisa Strada

Commentatrice

Un regalo «alternativo» per le nozze
Un regalo «alternativo» per le nozze

Le nozze sono festa delicata, in equilibrio tra molte emozioni, tante tradizioni e una manciata di dirupi in cui potrebbero scivolare: il baratro del pessimo gusto, lo sprofondo dell’esagerazione megalomane o il burrone dell’impercettibilità minimalista. Per tacere delle forze diplomatiche che devono scendere in campo per un’equa assegnazione di inviti e partecipazioni.

Flavia e Gianni, copia matura, inizia a essere informata e invitata a matrimoni di nipoti, figli di amici e insomma la generazione che sta mettendo su famiglia (impresa che si sta facendo ardua in un mondo avverso).

Notano che il minimo comune denominatore tra il pacchiano, il wannabe e lo chic distaccato è l’iban. Appare su bigliettini, in calce a lettere, nell’intestazione di rotolini di carta infiocchettati. Il codice identificativo del numero bancario ti sollecita a un versamento. Apparentemente vuole semplificarti la vita: bonifica e stai sereno. Nei fatti, ti getta nel dubbio: quanto? Che poi non vuoi fare il tirchio, ma nemmeno svenarti. C’è chi fa un calcolo approssimativo alle spese sostenute (come se dovesse pagare il conto), chi si consulta con altri invitati, chi va a caso.

Flavia e Gianni, per l’ultimo invito, hanno risolto diversamente. Sono andati in un negozio e hanno fatto un acquisto vecchia maniera: dell’argenteria. Lo hanno spiegato agli sposi: davanti a un numero che quantifica tanto noi quanto voi, riducendoci a una misurazione in denaro che non sarà mai né risolutiva né identificativa dei singoli soggetti, noi preferiamo farti un dono per cui abbiamo investito denaro ma soprattutto pensiero, intenzione, tempo, desiderio di creare una memoria condivisa e che non relegherà mai né voi né noi nella riga di un estratto conto.

Gli sposi hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Non se lo aspettavano, non era ciò che desideravano e – sia messo agli atti – l’argenteria può non essere nelle corde di due ultratrentenni. Potete stare dalla parte degli sposi o condividere la scelta di Flavia e Gianni, ma prima ponetevi la domanda: volete davvero che un matrimonio (o una qualsiasi celebrazione) si ricordi per una cifra, o per il pensiero che quella cifra non potrà mai raccontare?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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