Opinioni

Preventivo e consuntivo fanno parte dell'allenarsi

I bambini crescono con le storie della buonanotte e con un po’ di vita vissuta, qualcuno anche con un rendiconto periodico
Lorenzo ha iniziato da piccolo a gestire i risparmi, con qualche scivolone
Lorenzo ha iniziato da piccolo a gestire i risparmi, con qualche scivolone
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Lorenzo lavora nel reparto amministrativo di una grossa azienda. Conta di migliorare la propria posizione, ma soprattutto ama ricordare che il suo curriculum ha iniziato a scriverlo a nove anni.

Fu allora che sua madre introdusse la pratica dei «conti della domenica». Mentre gli altri bambini trattavano sulla paghetta settimanale, Lorenzo prendeva confidenza con espressioni come «bilancio preventivo» e «bilancio consuntivo». In pratica, sulla base delle spese previste, riceveva una certa somma che la domenica successiva doveva rendicontare con tanto di scontrini alla mano.

Eventuali lacune nei giustificativi andavano spiegate con argomentazioni convincenti. Non era una situazione semplice. Gli scontrini si perdono con facilità e, crescendo, si sviluppa anche il desiderio di conservare un minimo di riservatezza su come si spendono le proprie pur modeste risorse.

Così Lorenzo, a dodici anni, si improvvisò truffatore. Per coprire un esborso di nove euro in un libro che la famiglia avrebbe guardato con sospetto, presentò quattro scontrini della panetteria dietro la scuola: due recuperati da compagni di classe compiacenti (o semplicemente meno vessati) e due raccolti tra quelli abbandonati da altri clienti.

A tradirlo fu l’orario di emissione: nel momento in cui risultava l’acquisto, lui avrebbe dovuto essere in classe. Sospettato di aver marinato la scuola, confessò invece di essere un lettore clandestino.

Questo intenerì sua madre? Neanche per idea. Lorenzo fu sanzionato con una riduzione dei finanziamenti per le due settimane successive. Lui la prese male e corse ai ripari con una donazione dei nonni.

Quando la madre lo scoprì, la prese malissimo. La crisi rientrò in fretta, ma lasciò un segno abbastanza netto da produrre due conseguenze. A sedici anni Lorenzo si trovò un lavoretto per garantirsi un’entrata autonoma. E, una volta arrivato il momento di scegliere gli studi, continuò a occuparsi esattamente di ciò che gli era familiare fin dall’infanzia: ingressi, uscite, attivi e passivi.

Si può a tutti gli effetti sostenere dire che la sua carriera sia nata su un tavolo di cucina la domenica sera, tra scontrini spiegazzati e domande incalzanti. I bambini crescono con le storie della buonanotte e con un po’ di vita vissuta, qualcuno anche con un rendiconto periodico. E, a quanto pare, non è neppure un cattivo inizio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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