Gli odiatori sono i ragazzi che odiano, arrabbiati e silenziosi e che diventano violenti senza che nessuno se ne accorga. Li abbiamo sentiti nelle cronache degli ultimi giorni e ci siamo accorti che per lo più preparano in silenzio i coltelli per andare a scuola, come se dovessero andare a combattere. Uno di 13 anni, colpisce quasi mortalmente la sua insegnante, e l’altro di 14 avrebbe potuto fare di più se alcuni compagni non avessero intercettato online le sue intenzioni. Noi adulti sembra che non ci accorgiamo di nulla prima che si mostrino feroci e spietati. Eppure stanno accanto a noi, nella stessa casa e siedono tra i banchi che frequentiamo ogni giorno.
Della maggioranza di loro così ne sappiamo poco o niente. Mi viene in mente quello che scriveva in un libro alcuni anni fa, Simona Vinci: «Dei bambini non si sa niente» (Einaudi) e penso che accada ancora la stessa cosa. Prima di meravigliarci, quindi, chiediamoci quanto li conosciamo e cosa pensano questi ragazzini cresciuti in fretta. Domandiamoci cosa provano dentro, prima di diventare belve.
Sarà per emulazione, ma fino a che non li ascoltiamo con attenzione e li osserviamo senza le nostre lenti deformate dalla distanza perché sempre in altre faccende affaccendati, non li possiamo vedere per come sono davvero. Smettiamola di dire «Non avrei mai pensato che poteva accadere quello che è successo» perché significa che siamo restati distanti dalla loro esistenza. Ci basta saperli nella loro camera e non in giro a fare casino così come è sufficiente l’illusione di averli sempre sotto controllo.
Carichiamo i social di colpe, che hanno sicuramente, ma domandiamoci se, nel male o nel bene, questi «luoghi» oggi non siano gli unici spazi che offrono loro ascolto e soddisfano quell’acuto bisogno di essere visti e ascoltati. La professoressa, vittima di questa esecrabile aggressione, ha dichiarato di aver capito mentre guardava negli occhi il ragazzino che la colpiva «quanta rabbia ci può essere nei giovani». Ma il problema è il raccogliere prima i loro pensieri ed è anticipare quell’esplosione di violenza che sappiamo ormai normalizzata in quanto la respirano in ogni istante dai modelli negativi degli adulti.
La questione è complessa, ma si cresce solo se si è ascoltati e se ci sentiamo nei pensieri di chi ci accompagna. Si diventa adulti con precise risposte educative che preparano alla sessualità e all’affettività. Si cresce quando si hanno a fianco adulti coerenti e non «buonisti» che perdonano subito gli sbagli, anziché insegnare l’importanza di dover rispondere dei propri gesti e educare alle responsabilità. E poi si possono evitare gli sbagli gravi se sappiamo dare spazio al sostegno tra i pari dove ognuno può trovare compagni solidali capaci di cogliere le difficoltà nei momenti difficili o quando ci si sente sconfitti dalla rabbia e si ha bisogno di aiuto




