Il Giornale di Brescia pone una domanda giusta: come garantire alle acciaierie e alle famiglie bresciane energia continua, pulita e a prezzi accessibili? La risposta della Regione, sei piccoli reattori entro il 2050, merita invece un esame attento.
Lo studio regionale parte da un fatto: il fotovoltaico produce di giorno, le fabbriche lavorano anche di notte; da qui l’opzione del nucleare, come base costante di produzione elettrica. Ma nucleare e rinnovabili seguono due logiche opposte. Un reattore, che costa moltissimo costruire e smantellare, per ripagarsi deve lavorare sempre al massimo. Una rete con molto sole e vento chiede il contrario: impianti flessibili, che salgono e scendono.
La Francia, nucleare per due terzi, quando sole e vento abbondano deve rallentare i reattori ed esportare, anche in Italia, spesso sottocosto, a spese in buona parte dei francesi. Le ore senza sole si coprono con il vento, con i pompaggi idroelettrici, di cui abbiamo quasi 8 gigaWatt, e con le batterie: sarà sempre più così. Hanno ancora limiti, ma la ricerca evolve rapidamente, già oggi si costruiscono in meno di 2 anni, e l’Italia ha una manifattura all’avanguardia. I piccoli reattori, in Occidente, semplicemente ancora non esistono o sono a livello di prototipo.
Il primo in Lombardia sarebbe previsto nel 2035 e il sito andrebbe scelto entro il 2028. Ma mancano ancora un modello preciso, un deposito per le scorie, un’autorità di controllo, soldi certi. E nel mondo ne funzionano 2: quello russo, una nave nell’Artico, ha richiesto 13 anni invece di 3 e mezzo ed è costato 6 volte il previsto; quello cinese 11 anni invece di 5, e lavorano entrambi a potenza ridotta.
Sui costi, negli articoli e nella legge, nessuna cifra. Facciamoli noi. In Canada i 4 piccoli reattori di Darlington, 1.200 megaWatt, costeranno circa 13 miliardi di euro: il primo sarà pronto, dicono, nel 2030, gli altri entro il 2036. A quei prezzi, i 1.800 megaWatt lombardi costerebbero circa 20 miliardi. La banca d’affari Lazard stima il nuovo nucleare a 155 euro al megaWattora. Sole e vento, batterie comprese, costano tra 43 e 137 euro, a seconda del luogo e delle batterie: sempre meno del nucleare. E l’efficienza costa ancora meno: per l’Agenzia internazionale dell'energia l’industria può tagliare un quarto dei consumi con tecnologie già pronte, ripagate in 5 anni o meno. L’assessore Sertori pensa che a pagare potrebbero essere consorzi di imprese energivore: insomma le acciaierie bresciane si accollerebbero costi alti, rischi e poca efficienza. Oppure tutti noi, in bolletta. Prospettive entrambe poco attraenti.
Alle acciaierie elettriche serve elettricità a buon prezzo oggi, non fra 10 o 15 anni. Il problema non è che manca il nucleare, ma che il gas fissa il prezzo in oltre il 70% delle ore e che l'elettricità è tassata molto più del gas cosa che scoraggia l’elettrificazione anche dove sarebbe possibile. Ma già oggi imprese bresciane mostrano la strada: Feralpi si è impegnata in un accordo decennale per l’acquisto di energia rinnovabile, Alfa Acciai recupera il calore dei forni e riscalda 5.000 famiglie.
Inoltre, nella foto che illustra l’articolo, si vedono reattori grandi come caldaie e un signore che passeggia tranquillamente e in piccolo, la dicitura «immagine generata con l’AI». È opportuno che un giornale pubblichi immagini senza alcun legame con la realtà? Il vero reattore cinese, con recipienti alti come un palazzo di 8 piani, sorge in riva al mare accanto a un enorme reattore tradizionale. Quello canadese, dice il costruttore, occupa due campi da calcio, ha un pozzo di 38 metri e un’altezza di 35, più le zone di sicurezza. E servirà moltissima acqua: quest’estate la siccità ha fermato la centrale ungherese di Paks e 3 reattori francesi, mentre il Po a Cremona scorreva a un terzo della portata media. Con un calcolo prudente, sei reattori potrebbero evaporare ogni anno l’acqua di quasi mezzo milione di persone.
La crisi climatica è già qui. Tra rinnovabili, efficienza e accumuli che si costruiscono in pochi anni e abbassano le bollette e reattori nucleari di vecchia tecnologia e solo un po’ piu piccoli che arriveranno forse tra 20 anni, a costi che nessuno dichiara e con impatti poco prevedibili, la scelta deve essere quella più veloce e sostenibile. Brescia ha già una storia industriale fatta di trasformazioni coraggiose. Il nucleare non sembra davvero una di quelle.




