Parliamo d’amore (ma non sempre ci capiamo)

Asia sta discutendo con il partner. «Dimmi la verità. Tu non mi ami». Confuso, lui, si ferma a guardarla senza rispondere.
Matteo le prepara la colazione la mattina, le toglie i pomodori (che lei tanto odia) dai panini, non dimentica mai un compleanno, quando le si rompe la macchina, lui c’è, pronto ad aiutarla.
Poi lei aggiunge: «O almeno, non me lo dici mai». Matteo, esitando dice: «Stiamo insieme da tre anni e hai ancora dubbi? Ti dimostro il mio amore, ogni giorno». Ma quindi chi è che sbaglia? Semplice, nessuno. Il problema è che parlano due lingue diverse.
L'amore ai tempi dei social
Negli ultimi mesi sui social vi sarà sicuramente capitato di vedere video di ragazze e ragazzi che, attraverso trend su TikTok come la celebre «Orange Peel Theory» o il recente «Bird Test», mettono alla prova i propri partner.
La dinamica è semplice: nel primo caso la prova consiste nell’idea che qualcuno possa tenere a te tanto da fare anche il più piccolo gesto di servizio, come ad esempio sbucciare un’arancia. Nel secondo caso invece, uno dei due partner andrebbe ad indicare in modo del tutto casuale la presenza di un uccellino, per poi osservare la reazione dell’altro. Il partner supera il test nel caso in cui si giri con curiosità e partecipi attivamente; in caso contrario, andrebbe a dimostrare che l’argomento non gli interessi e di conseguenza, non passa il test.
#birdtheory
All'apparenza pare essere una cosa di poco valore, ma la realtà è che il «tempo di qualità» secondo le ricerche di John Gottman, sociologo e dottore specializzato in modelli efficaci nel campo della terapia di coppia, sarebbe uno dei pilastri della comunicazione relazionale.
Potrebbero sembrare dei giochi infantili, eppure per la Gen Z e i Millenials sono diventati dei veri e propri esami da sottoporre per testare il livello di connessione all’interno della coppia. Il motivo di queste «prove» è proprio quello di andare alla continua ricerca di conferme in dettagli che spesso comunicano più delle parole.
Il linguaggio dell’amore
Il concetto di love language è stato introdotto dallo scrittore Gary Chapman nel libro «The 5 Love Languages» pubblicato nel 1992. La sua teoria nasce dall’osservazione che lui stesso eseguì seguendo coppie in terapia: notò, infatti, che maggior parte dei problemi relazionali non derivavano dalla mancanza di amore, ma da una difficoltà nel riconoscerlo quando veniva comunicato in modo diverso da come lo comunicherebbe l’altra persona.
Ma quindi che cos’è il «love language»? La traduzione letterale è «linguaggio dell’amore» e l’idea è che ognuno di noi esprima e riceva amore in modi diversi. E che i problemi inizino quando questi modi non sono compatibili tra di loro.
Chapman individua cinque categorie principali:
- Contatto fisico: può sembrare una cosa esclusivamente sessuale, e che in certi casi può esserlo, ma la maggior parte delle volte include tutte le forme di contatto fisico come baci, carezze, abbracci.
- Parole di affermazione: comprende tutte le espressioni verbali di affetto e apprezzamento. È il linguaggio preferito di chi adora sentirsi rassicurato sempre, e in questo caso, anche quello di Asia.
- Tempo di qualità: il linguaggio che include momenti di totale attenzione da parte del partner, senza distrazioni. Si intendono: conversazioni profonde, eventi organizzati, o semplicemente passare del tempo insieme.
- Atti di servizio: fatti e non parole. Fare qualcosa di utile per l'altra persona, come svolgere le faccende domestiche, cucinare un pasto, o aggiustare la macchina come fa Matteo quando Asia ha bisogno di aiuto.
- Fare/ricevere doni: può sembrare un po’ materialista ma c’è chi adora fare e ricevere doni, probabilmente per l’attenzione e la cura che stanno dietro al gesto.
Tradurre l’amore
Il problema principale dei linguaggi dell’amore è di non sentirsi compresi, di non riuscire a sentirsi amati. E quando non ci sentiamo amati, spesso iniziamo a dubitare. Eppure, può succedere che entrambe le persone si stiano impegnando allo stesso modo, solo in modi incompatibili.
Ma l’amore è comunicazione, non di certo telepatia, e la verità è che amare qualcuno significa anche imparare la sua lingua. Anche se non è la stessa che conosci tu. E questo implica uno sforzo: fare complimenti, se il partner ne ha bisogno. Lavare i piatti, per lasciar riposare l’altro. Dire «ti amo» anche se ti fa strano dirlo. Organizzare una cena, per dedicare tempo alla coppia.
Forse è così che si può partire. Dal trovare qualcuno che sia disposto a imparare e ad insegnarti il proprio linguaggio dell’amore.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
