«Più ci penso – racconta Alina – più non mi capisco. Con mio marito siamo cresciuti insieme nelle campagne della Moldavia. A vent’anni ci siamo sposati. Eravamo impacciati; era la prima relazione per entrambi. Io da principio volevo cambiarlo: lui era disordinato e scoppiava per niente, ma poi si scusava e mi coccolava facendomi sentire una regina. Abbiamo cresciuto quattro figli dando loro amore e sani valori. In Italia ci siamo trasferiti quando i bimbi erano piccoli. Mio marito si è messo in proprio e io ho fatto la mamma. Adesso che i ragazzi sono adulti mi godo i miei tre volte vent’anni da felice moglie e nonna che la domenica riunisce a tavola la grande famiglia. Non ho cambiato mio marito; lui è sempre impulsivo e disordinato, ma anche premuroso e sorprendete dopo quarant’anni di matrimonio. Lo so: coppie e famiglie come la nostra sono rare ma… c’è un «ma». Il mio «ma» si chiama Dimitri. Con Dimitri eravamo compagni di banco. Lui è stato il primo a farmi battere il cuore».
«Avevo sei anni. Insieme studiavamo, giocavamo, ci tenevamo per mano. Durante l’adolescenza ci siamo persi di vista finché, dieci anni fa, me lo sono ritrovato proprio qui, a Brescia. Passeggiavo in Castello quando l’ho incontrato. I nostri cuori sono esplosi. Siamo diventati subito amanti con l’urgenza e l’impossibilità di controllo che solo l’amore vero sa. Dimitri mi fa sentire protetta anche se non è una persona affidabile. Mio marito è un imprenditore di successo, razionale e affettuoso mentre Dimitri uno squattrinato di successo, sognatore e fiero di aver sempre scelto la libertà sia lavorativa sia sentimentale e consapevole, ora, di pagarne il prezzo.




