La scomparsa di Papa Francesco ha suscitato enorme commozione a livello planetario: un sentimento che dice della figura «globale» di questo pontefice. Per quanto sottoposto a sospetti sul piano teologico e addirittura contestato in taluni ambienti politici in quanto il suo sguardo sarebbe stato viziato da una propensione terzomondista, in realtà il Pontefice ha pienamente interpretato la dimensione universale della Chiesa.
Ma «globale» Bergoglio è stato anche come profeta, non perché preveggente il futuro, piuttosto perché capace di una ermeneutica dei segni del tempo in grado di rischiarare il nostro orizzonte. Francesco infatti ha misurato la radicalità evangelica con le sfide più impervie del cambiamento d’epoca: la pace e la guerra, i fenomeni migratori, le diseguaglianze sociali, le alterazioni climatiche, i nuovi campi di sviluppo della scienza e le applicazioni della tecnica sino all’uomo post-naturale e all’intelligenza artificiale. Quanto insomma, se non adeguatamente governato, lascia intravedere il rischio di incombenti notti della storia, se non addirittura, nel caso di un conflitto nucleare, la scomparsa dello stesso genere umano.




