Siamo nell’anno dell’80esimo anniversario del 1946: una data periodizzante, per la storia contemporanea del nostro Paese: la nascita del nuovo Stato sulle macerie della dittatura fascista, la svolta istituzionale col passaggio dalla monarchia alla Repubblica – dalla sovranità dinastica, da quella totalitaria dello Stato etico, alla sovranità democratica del popolo –, il suffragio universale, la democrazia partecipata con le donne che conquistano finalmente il diritto al voto: non più suddite, ma cittadine.
E ancora: l’affermazione della democrazia politica retta sulla rappresentanza di partiti tra loro in competizione che tuttavia insieme assumono l’impegno per la Costituzione, per il patto che definisce principi e regole della convivenza, nonché le concrete articolazioni del loro esercizio.
In definitiva il 1946 – è bene ribadirlo in un tempo di memoria infragilita e decomposta, nonché di storia ridotta a optional e spesso mortificata nell’insegnamento scolastico – da restituire pienamente a quel che ha rappresentato: il punto d’arrivo del processo di rinascita della patria iniziato dopo l’8 settembre del 1943, di riconquista dell’unità nazionale, la premessa del patto costituzionale e la promessa della nuova Italia – un «miracolo della ragione», per dirla con Piero Calamandrei –, un orizzonte di responsabilità oltre che un paragone atto a giudicare ottant’anni di vita repubblicana. Già a partire dalla ricorrenza della Liberazione dell’anno scorso la storiografia si è cimentata con una notevole produzione saggistica tesa a delineare valutazioni di un percorso pluridecennale e nell’intento di valorizzare la scadenza anniversaria del 1946.
Un appuntamento di assoluto rilievo, si è avuto lo scorso giugno col grande convegno promosso a Milano dall’Istituto nazionale «Ferruccio Parri», dedicato a «1946. Repubblica anno zero». É stato tuttavia il Presidente Mattarella a proporre una riflessione d’insieme sugli anni della repubblica, nell’indirizzo d’augurio rivolto ai cittadini italiani l’ultimo dell’anno 2025. Con lucida visione storica il Presidente ha passato in rassegna un percorso segnato sì da contraddizioni e difficoltà persino drammatiche, – lo stragismo nero e il terrorismo rosso- ma pure caratterizzato da fondamentali conquiste di libertà e di progresso.
“Buona Repubblica a tutti!” 🇮🇹
— Quirinale (@Quirinale) June 2, 2026
Il Presidente Mattarella ha aperto l’evento “I Volti della Repubblica” per celebrare gli 80 anni della Repubblica pic.twitter.com/dci9H97LZT
Nelle parole di Mattarella «la Repubblica è uno spartiacque della nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini, ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie nelle comunità». Sulla scia di questa lettura alcune considerazioni. Anzitutto una sovranità popolare, democratica che non ammette soluzioni verticistiche, né confisca tecnocratica del potere o una sua appropriazione patrimoniale da parte di un (a) capo (a) svincolato (a) dal rispetto di precisi contrappesi, atti a limitare il governo della maggioranza in modo che esso non si costituisca in «dittatura».
In secondo luogo la dimensione popolare della democrazia, dunque una democrazia non elitaria, sequestrata da una casta, ma poiché fondata sul lavoro, retta sul contributo di tutti alla vita sociale, alla crescita comunitaria della quale sono principalmente responsabili i rappresentanti del popolo. Esso va inteso non come una realtà mitica, come gente indistinta, ma quale espressione di un cammino condiviso :un popolo che continuamente si costituisce riconoscendosi nei diritti e nei doveri della cittadinanza, in una appartenenza comune regolata dalla legge. E ancora: l’impegno a dar vita ad un sistema di relazioni, ad una rete di rapporti senza esclusioni o particolarismi, senza interessi divisivi, assumendo l’impegno alla soluzione dei problemi in chiave solidaristica, in modo da sconfiggere la sfiducia, la paura, la tentazione dell’abbandono.
Così da contribuire all’affermazione di una coscienza civica radicata in quel magistero costituzionale che va interiorizzato come bussola di comportamento e nel quale tutti si possano riconoscere in quanto fondamento dello spirito repubblicano. Questo in estrema sintesi il senso degli ottant’anni che celebriamo. Ancora come ha sottolineato il presidente Mattarella: «Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per guardare al futuro con fiducia e rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo».




